Se potessimo immaginare una cultura senza oggetti, molte delle nostre abitudini sulla necessità umana, sulla sua culturale aspirazione al possesso, alla conservazione, all’accumulo potrebbero, per un momento, essere messe da parte. Probabilmente una industria, una ingegneria, una tecnologia perfettamente implicite nella vera natura dell’uomo sono possibili. In musica molte complicazioni cadono: l’oggetto della musica è l’attenzione dell’ascoltatore. Una economia efficientissima: una conferenza in cui le responsabilità vengano equamente divise.

Questo significa che il nostro concetto a riguardo potrebbe essere seriamente determinato da profonde questioni psicologiche, radici di una civiltà che, romantica o illuminista che sia, sembra avere poche possibilità di espressione che non implichino necessariamente confini e conflitti. L’esempio di cui abbiamo bisogno consiste sopra ogni cosa di cessazione della scherma, di distanza e di una azzurra luminescenza che introduca il riflesso di una realtà sfuggente, che domanda una nuova qualità di attenzione.

Lo scopo dell’arte, in una accezione che intenda appunto superare ogni schema romantico o illuminista, potrebbe essere quello di attuare, in una dimensione priva di rischi fisici, ma anche politici ed economici, l’esperienza della possibilità. Si tratterebbe di popolare uno spazio in cui l’argomentazione cessi, in cui ci si possa, mercè uno speciale silenzio interiore, affrontare sé stesso. La calma della mente, contemporaneamente mezzo e scopo dell’avventura, potrebbe generare la nostra nuova capacità: quella di poter vedere lo spazio tra le cose.

Un impegno artistico, nei nostri tempi, somiglia incautamente al più perfetto disimpegno. L’assenza di agitazione, di densità letteraria, perfino l’assenza di un racconto, si scambiano per inanità, per apatia, accidia, infine. L’artista deve essere sopportato, in qualunque dimensione, quando si azzarda a ricreare una realtà feconda, gravida di gioia e sofferenza, che imita la natura nel suo modo di procedere, non nelle sue forme mutanti. La musica, mai fissa, mai conservabile, è l’opposto di uno spazio ozioso, essa deve essere ricreata in ogni momento.