La citazione delle fonti non mi è facile perchè ho scritto e riscritto citando sensi e pensieri di alcune autorità per me molto familiari, con il loro consenso più o meno esplicito. Questo non significa che non intenda ringraziare, oltre che riconoscere inchinandomi, per il ricco contributo di:

Franco Fabbri: soprattutto “il suono in cui viviamo” Feltrinelli 1996 ma anche “elettronica e musica” Fabbri 1984 e “l’ascolto tabù” Il Saggiatore 2005, oltre che l’importante lavoro sul palco e in studio negli anni 70 e 80 del secolo breve. Seguite la sua corrispondenza

Murray R Schafer: “The Tuning of the  World” ALFRED A. KNOPF, INC. 1977, oltre che “The New Soundscape” BMI Canada 1969 e pure “Ear cleaning: Notes for an experimental music course” Berandol Music 1969

David Toop: “Ocean of Sound” Aether talk etc. Serpent’s Tail 1995, “Haunted Weather” Music Silence and Memory Serpent’s Tail 2004, e pure “Exotica” Serpent’s Tail 1999.

Evan Eisenberg: “The recording Angel- Explorations in Phonography” Mcgraw-Hill 1986 eppoi “The Ecology of Eden” Alfred a Knopf 1998.

Inoltre:

Good Vibrations: History of Record Production by Alan Parsons

Audio Culture: Readings in Modern Music by Christoph Cox

Experimental Music: Cage and Beyond (Music in the Twentieth Century) by Michael Nyman

The Ambient Century: From Mahler to Trance – The Evolution of Sound in the Electronic Age by Mark Prendergast

Oltre che un’arte oscura ed incomprensibile, la fonografia è una dimensione che sarà dimenticata. La posizione di editori e discografici, gentaglia che perlopiù ha speculato sul candore di ingenui artisti alle prime armi, facendo firmare contratti capestro alla maggioranza di loro, sarà spero, con opportune eccezioni che sto elencando, dimenticata per sempre.

Non così, sempre nella mia povera visione, per i moltissimi creativi, artisti e responsabili di produzione che credono che la fonografia si occupi di musica e non di profitti. Rimane sotto i nostri occhi la progressiva ed incrementale decadenza del corretto flusso di denaro nelle tasche di autori e musicisti, anziche’ dei loro sfruttatori.

Musicisti e Puttane hanno lo stesso destino: esporre per denaro la propria parte più intima e riservata. Nella mia esperienza limitata lo studio di registrazione è il luogo in cui possono lavorare protetti e indisturbati al meglio delle proprie potenzialità. A custodire questo patrimonio dell’umanità ci sono i Produttori di cui racconto. Artisti della tecnologia e dell’ambiente psichico che vegliano sui nostri interessi.

Rimane un pensiero sul futuro della gente di buona volontà, che potrà sempre ritrovare nei nostri archivi di appassionati ascoltatori il patrimonio registrato e ben tenuto. Rimane un pensiero sui modi adoperabili per pagare la gente giusta e permettere loro di continuare a musicare il tessuto essenziale dell’esistenza umana. Un tanto per il mio umile contributo.