In modo del tutto similare a quello delle declamazioni dei rappers dell’Hip Hop, privi di inibizioni letterarie mentre si lanciano su basi selvagge e sconquassanti, Prince Far I è responsabile del “chanting” di storie bibliche su basi selvagge ed eteree. A mio modo di vedere (piuttosto personale qui) è proprio lui che si spinge più lontano nella modalità maggiormente interessante ed avanzata del Dub, pur se sfuggente e vaga nella sua vena propriamente compositiva e proprio per questo, in effetti, adatta. Il dub funziona meglio se l’enfasi strutturale si toglie di mezzo.

E’ prodigiosa la serie di effetti concatenati che queste strutturine invertite generano una volta processate in senso di alleggerimento e di svuotamento del corpo enfatico delle progressioni ritmiche e melodiche. Stesi su questa nuvola di sospensione di ogni conoscenza, i suoni acquistano un valore del tutto speciale. La profondità, dopo questo tipo di trattamento, muta spesso completamente la sua natura, virando in una serie tutta inedita di colori aerei, in questo caso, così come terrestri o acquei in altri.

Le musiche primitive, capaci cioè di sostenersi autonomamente su poche linee essenziali e determinanti, prive di orpelli e decorazioni troppo enfatiche, perchè forti di una capacità assertiva che non richiede assunzioni posticce, beneficiano al massimo del trattamento di studio, ammesso che tale trattamento sia del tutto candido, innocente quanto ingenuo. E’ la presenza contemporanea di queste qualità a rendere il Dub Jamaicano la straordinaria e potente forma musicale che è. Questo è uno degli esempi più luminosi del genere.

Certamente poco considerato nella dimensione internazionale, per la quale le pose ed il colore caratteristico di Marley furono ben più funzionali, alcuni di questi pezzi di Prince Far I cristallizzano uno standard per certi versi inarrivabile. Lontano dalla mistica Ganja e pure dagli equivoci Rastafari e molto più attento alla comunità spirituale e religiosa in senso biblico, Michael James Williams si trasferì a Londra per collaborare con il futuribile Adrian Sherwood, il quale contribuì a rendere popolari molte delle sue originali affermazioni.