All’opposto delle energiche affermazioni nazionalistiche e militari, dell’autoaffermazione nel mondo, a compensare l’immenso peso del Battere, in musica l’enfasi progressivamente si sposta sul Levare. L’abolizione del Battere, risultato di una evoluzione globale grazie alla quale siamo oggi capaci di ascoltare le voci più lontane, determina il crollo di una ideologia eurocentrica più di qualunque altra istanza antinazionalistica, antiilluminista e sfavorevole alla inventata supremazia culturale.

Il tratto ritmico variegato ed inconoscibile, proveniente dal west Africa, esportato ovunque ci sia traccia di quei popoli forzatamente vittime di un crudelissimo esodo, è capace da solo di ribaltare l’intera storia occidentale moderna, di minare profondamente ogni convenzione industriale, corporativistica, ogni politica protezionistica e coloniale. Ci sono pochi esempi di dispositivi emotivi così potenti, così energetici come l’abolizione del Battere, anche in musica.

Ci piacerebbe togliere di mezzo la risibile montatura ideologica di Marcus Garvey, posticcia e totalmente inconsistente. Ci piace anche evitare ogni tentazione terzomondista, a parlare di quella corrente che a partire dal Calypso, dallo Ska, attraverso il Rock Steady, conduce la nostra attenzione fino al Reggae e oltre fino al Dub, mentre ascoltiamo uno dei maggiori responsabili del genere.

Ci piace guardare a questo corpo produttivo vivissimo e vivace come ad una importante dichiarazione politica in sé. Le iniziative prese da Lee “scratch” Perry, in particolare, compresa la produzione di Marley e dei Wailers fino al 1971, hanno una risonanza che dura fino ad oggi. Singolare quanto esemplare, la sua tecnica di produzione ruvida e frugale è un esempio utilissimo anche di questi tempi, dopo esserlo stata per quattro decenni almeno, in molti dei generi di cui ci occupiamo qui. Imprescindibile l’economia efficientissima ed altrettanto efficace delle sue traballanti strutture sempre sull’orlo della catastrofe.

All’interno del suo pazzesco studiolo nel pollaio (letteralmente) hanno avuto luogo esperimenti alchemici finalizzati ad un radicale suono antiHollywoodiano, carico di echi cavernosi e leggerissime ritmiche incrociate, distese come foglie al sole. Difficile misurare l’influenza che tale attitudine ha avuto sul suono elettronico e casalingo dei primi ottanta Industriali,  dei secondi Techno e House, ma pure sull’Hip hop e sul Trip hop da questa parte dell’oceano. Sono molto pochi i produttori di cui si possa dire altrettanto.