Crescere negli Stati Uniti del sud ovest, all’alba del xx secolo, essendo figlio di due ex missionari scappati dalla rivoluzione dei boxer in Cina, non contribuisce affatto ad una intelligenza adatta alle istituzioni musicali, nè a qualunque altra ipotesi istituzionale, in effetti. Di sicuro una infanzia nelle remote cittadine d’Arizona e Nuovo Messico, ascoltando canzoni dei nativi, oltre che ispaniche e cinesi, poco migliora l’affiatamento ai canoni anglosassoni delle università, perfino in California.

Nondimeno, dopo la prima guerra mondiale, Partch riuscì a procurarsi i mezzi per studiare a Londra e perfino per incontrare W.B. Yeats, che ne incoraggiò l’interesse per la poesia, specie per quella sonora. Sfortunatamente, al rientro a casa la grande depressione lo costrinse ad abbandonare studi e composizione e dedicarsi ad un vagabondaggio decennale tra un lavoro e l’altro. Fino al 1941, anno in cui Partch divenne un vero e proprio compositore, si limitò a prendere appunti su quella che doveva essere la sua idea ed immagine della musica.

La scala di 43 toni messa a punto da Partch è ancora oggi un riferimento importante per tutti i compositori interessati a prescindere dalle intonazioni ordinarie e cercare quella naturale, oltre che alla costruzione di nuovi strumenti. La sua Marimba Diamante, realizzazione della scala intonata principale su cui si fonda l’intero sistema, diede luogo alla realizzazione del Chromelodeon, della Marimba Bassa e di quella Eroica, del delicatissimo sistema di cupole di Pyrex Cloud Chamber, infine della Marimba Mazda costituita da lampade a bulbo, della Kitharas a corde estesa e risonante.

Forse, quella della giusta intonazione è la metafora perfetta per suggerire come i valori supposti elementari, nella musica classica, siano perfettamente invertiti rispetto alla realtà. Il pensiero che la scala temperata sia intonata su proporzioni semplici anzichè su complicate relazioni logaritmiche è sciocco, essendo vero proprio l’opposto. La giusta intonazione, di inspirazione pitagorica, è quella basata su rapporti semplici e diretti che in effetti impediscono la transposizione da una tonalità all’altra in modo troppo diretto.

Se la precisione dell’intonazione si trova ad essere l’inverso di quello che appare, una qualità che all’intero apparato pianistico e sinfonico viene a mancare, ogni considerazione sul primato di tale impianto diviene inopportuna, arbitraria, grossolana. Se la giusta intonazione è una cosa molto diversa da quella che siamo abituati a considerare tale, ogni categoria di valore va riesaminata con cura, che è proprio ciò che noi chiediamo di fare ai nostri artisti, continuamente.