L’approccio “macchinistico” alla composizione, attraverso il quale materiale di grande complessità scaturisce da input minimali, è molto più uno stato della mente che un dispositivo tecnologico. L’emancipazione dall’uso di un gruppo di esecutori privi di responsabilità compositiva passa piuttosto necessariamente per questa fase, magari in senso storicamente inverso, com’è il caso di Frank Zappa, oppure in senso estremo come in 4’33” che fu l’epitome del suono prodotto da tutto ciò che non sia composizione consapevole ed esecuzione di mestiere.

La virtù musicale, nel secolo XXI, consiste sopra ogni altra cosa di capacità di ascolto. Tale è l’alterazione dell’ambiente sonoro, dovuta alla magnitudine di suono registrato a disposizione di tutti, che nessun approccio all’ascolto consapevole può prescindere da una continua ricomposizione del tutto attiva. Questa responsabilità ricompositiva che ci tocca ad ogni apertura cosciente, rigenera continuamente il paesaggio sonoro, rendendo ciascuno di noi agente della ridefinizione del mondo intero, pure (e questo è il punto) se non ne siamo affatto consapevoli.

Fare silenzio è quindi il primitivo atto creativo, poetico ed economico in cui siamo impegnati. Attuato un vero silenzio interiore la consapevolezza del suono diviene autorevole, il gesto sonoro (la mutazione del paesaggio sonico interiore e potenziale in vibrazione udibile) delicatissimo e cosciente (e sprezzante) del pericolo. Se registrare un suono in modo meccanico muta la natura profonda del suono, riprodurlo muta la natura dell’ambiente in cui esso risuona, modifica la struttura del mondo in cui esso riverbera.

John Cage non amava certo ascoltare dischi, così come Federico Fellini detestava le immagini appese alle pareti, perchè quella fissità è insostenibile mentre inibisce il naturale flusso del cambiamento. Noi ci troviamo al punto in cui la risonanza mnemonica implica naturalmente la mutazione, la musica che possiamo accettare è sempre irripetuta, mutante in quanto irripetibile, sfuggente del tutto da qualunque prevedibilità sentimentale ed emotiva, tanto quanto qualunque attesa intellettuale, qualunque preteso gesto fisico.