Il compositore precageano, deus ex machina di un mondo migliore che si immagina possibile, si affida alla conduzione dittatoriale carismatica per eseguire sonorità colossali, estese e spettacolari ad incarnare un potere di stampo militare, in cui la responsabilità dell’esecutore è limitata ad una competenza convenzionale. L’ascolto dei componenti nelle adiacenti righe e file non è obbligatorio, spesso è impossibile, ciascun orchestrale esegue un ordine, spesso incompreso, sempre indiscusso.

L’orchestra occidentale moderna si distingue, nel panorama planetario, proprio per l’enfasi su questa figura carismatica, capace di dirigere le truppe ed i comprimari in perfetto stile militare. Tale maniera cerebrale ed autoritaria, tanto contraria alla normale natura umana quanto perfetta per l’organizzazione di un sistema inefficiente, inefficace ed antieconomico è in realtà funzionale all’affermazione ed alla progettazione, anzichè all’accettazione, di un destino considerato evidente.

Al contrario, ed incrementalmente, la figura di un leader si estingue man mano che una visione globale dell’esistenza umana entra nella coscienza. La natura della musica d’ambiente, che si occupa di sfondi, di contesti e di paesaggi sonori, prescinde dall’esistenza di una direzione progressiva. Non c’è un preciso moto a luogo verso un miglioramento, quindi in presenza di un giudizio sulle condizioni del mondo, ma piuttosto la contemplazione delle cose, di tutte le cose, come stanno realmente.

La composizione musicale implica per definizione una complessità che deve essere organizzata, ordinata e mantenuta in un momento dato. Nessuna definizione però riesce ad essere intelligente e sensata abbastanza senza essere mobile, flessibile, piccola. Questa intelligenza, che sta alla base di una composizione utile, è riconoscibile per il suono che produce: l’unica garanzia di esperienza intelligente che sia possibile dare. Il suono perfetto è contemporaneamente un processo autorevole e composto, ma inaudito e inaspettato.