Sono tutte bugie quelle sulle ascendenze di Rocco DeLuca, egli non è affatto inspirato da un qualche Robert Plant o Neil Young al Whiskey a Go-Go. Non gliene importa niente, a questo ragazzino di Long Beach, CA, delle iconografie rock da Billboard: ci sono molto più Son House qui, Mississippi Fred McDowell e John Hurt, Bukka White, ci sono le loro corde polverose, risonanti su quel magico strumento fatto del metallo più simile alle rose, odoroso di crosta di pane e palissandro.

E’ un orizzonte larghissimo, quello suggerito, carico di nuvole tempestose ed ampi spazi di sole. Un deserto ideologico e culturale che pure, nella dimensione sconfinata che si stende da costa a costa, non ha nulla di miserabile, nè di inquietante. Ne incontro spesso, grazie al cielo, di questi nuovi vagabondi leggerissimi ma per nulla virtuali. Hanno bagaglio preciso e compatto, speranze finissime ma nessuna illusione: non c’è nessun mercato di riferimento che possa competere con voci così profondamente evocative.

DeLuca si distingue anche per la compagnia luccicante di bruno metallo che lo accompagna, per la stentorea affermazione di fraternità, per l’asciutta e finale elegia del proprio paese cui fermamente tende. Nessuna complicazione può venir tollerata, a questo punto della rotta. Nessuna deviazione è immaginabile, nè sarebbe affatto conveniente compierla, dal processo tradizionale di una folk music delle stelle volta a riunire, non a differenziare. Ogni moto laterale sarebbe fuori luogo, mentre la vitalità di cui abbiamo disperatamente bisogno si realizza ancora una volta.

Le delizie del soggiornare fuori dal tempo trovano in questa polverosa organizzazione la corretta apologia. Non una disimpegnata passeggiata negli anni settanta, non una spinta alle staccionate erette a definizione di mercato: sono tutte ambientazioni false, queste, che non appartengono all’immaginario del giovane, ma soltanto al nostro rugginoso e surriscaldato impianto. Però la riproduzione poco calcolata ma efficacissima dell’eroico hobo submetropolitano è proprio ciò che ci occorre, in questa estate troppo poco cinica.

: