Le innovazioni in musica sono innovazioni sociali: spesso pericolose rivoluzioni, ma sempre modifiche alla base dello statuto sociale. Le composizioni musicali sono potentissime definizioni dello stato, costruzioni finalizzate alla riforma ed alla immaginazione di un mondo nuovo, carico di ripercussioni che coinvolgono ogni strato della coesione sociale, della configurazione economica. Per quanto tutto questo possa sembrare poco apparente, nessun governo può prescindere dal suono utilizzato, nessun potere si fonda su qualcosa di più solido del suono.

Le macchine sonore dell’orchestra europea, organizzate magari secondo visioni militari, in cui il generale coordina le truppe degli esecutori oppure come piccole squadre di virtuosi evolute, sono funzionali a stili di governo, a strutture economiche centralizzate. Queste formazioni vengono sostenute come esemplari e strumentali, oppure negate come minacce e frantumate nella storia. Gli strumenti elettronici sono nati per motivi economici, politici e gerarchici ben chiari, e da questi sono sfuggiti, diventando altro.

La progressione nello sviluppo dello strumentario elettronico non è soltanto un tentativo di inaugurare una nuova economia. L’orchestra tedesca della fine dell’età romantica includeva, in qualunque economia, assetti insostenibili: i gravi ottoni delle orchestre di Bayreuth, ma anche quelle di Strauss e Mahler, aggiunti a sezioni di archi colossali, i cori e le percussioni epiche poggiavano sul terreno di un’età conclusa, già completamente anacronistica mentre le nazioni europee prendevano atto delle secessioni imperiali, delle nuove istanze nazionali, delle tecnologie degli armamenti.

La radio cambiò tutto, grazie al microfono, ma i tentativi che la precedettero, e che prevedevano l’uso dei cavi elettrici, del telegrafo e del telefono sono indicazioni del nuovo paradigma diffusivo, della musica rivolta a masse molto più ampie. Quasi mai, comunque, la tecnologia precedette le idee. Il fallimento di ciascuno degli inventori primitivi più rilevanti: Thaddeus Cahill, Elisha Gray con il suo telegrafo musicale, o addirittura Jean Baptiste de La Borde con il suo Clavecin Electrique del 1759 è dovuto a tecnologie fragili, inconsistenti o forse premature.

Il supporto del governo di Lenin a Leon Theremin, all’opposto, bastò a garantire al semplice strumento un importante successo. Funzionale all’affermazione dell’elettricità nella Russia del 1921, lo strumento fu sostenuto ed esposto in un lungo tour attraverso l’Europa che portò l’inventore a New York, dove la mirabile esecutrice Clara Rockmore potè contribuire all’innegabile successo di un suono completamente nuovo e di una tecnica di esecuzione esemplare. Il seme venne piantato a Stanford, dove Theremin ebbe modo di farsi molti amici.

Anche le ondes Martenot ed il trautonium di Trautwein e Oskar Sala, furono concepiti senza il controllo di una convenzionale tastiera che corrispondesse a qualche cultura musicale precedente. Furono strumenti incapaci di adattarsi ad un qualunque sistema di produzione efficente, costruiti uno per uno con costi importanti nel caso di Martenot, o addirittura unici nel caso del mixturtrautonium a due manuali adoperato nel cinema da Sala. Un mercato di strumenti musicali pratici e portatili era di là da venire, ma le sonorità futuriste e rumoriste avevano aperto una breccia importante nella mente dei compositori e, forse, nelle orecchie del pubblico.

music: norah lorway, Britain (UK)