Compito principale dei compositori è rendere udibile l’inudibile. Formalizzare l’inaudito, mutare i fenomeni sonici in spazi sonori, procurare che si svolgano in forma organizzata in un tempo accessibile, praticabile per un pubblico che può essere più o meno qualificato ma che possa raccogliere l’energia disponibile per transformarla in attuale. Ovvio che la definizione di fenomeno sonico è variabile, ovvio che l’udito del singolo è fortemente determinato dalla sua esperienza, dalla sua struttura psichica e perfino dalle sue scelte, più o meno consapevoli che siano.

Quella che qui definiamo musica ambientale è tanto un modo espressivo quanto percettivo, l’intera enfasi è posta proprio sulla responsabilità dell’ascoltatore che, a differenza dei modi imperativi, impositivi o gerarchici, è parte dell’intero processo musicale in atto, ne realizza e ne completa la formalizzazione, la distribuzione dei pesi e delle misure, ne assume il carico per conto proprio. L’ascoltatore, che occupa un preciso posto nello spazio e nel tempo rende il processo vitale, in atto durante un momento cosmico, lo rende unico, e proprio per questo estremamente reale.

Numerose teorie sono state enunciate per spiegare il fenomeno della simultaneità degli eventi. Prima per importanza storica probabilmente è la Sincronicità di Carl Gustav Jung. Il suo allievo Konstatin Raudives, nel suo trattato “L’inaudibile si fa udibile” propone una documentazione sistematica di esperimenti utilizzanti il nastro magnetico per registrare e decodificare voci da reami extradimensionali. L’interpretazione polifonica della realtà è pratica quotidiana per il compositore in buona fede: le notizie su cui egli fonda il suo lavoro non sono piatte e monocromatiche.

Assumiamo come significativi e connessi tra loro eventi non casuali che hanno luogo in un momento dato. Non necessariamente ci servono teorie spiritualiste che vedano l’origine dei suoni in qualche spazio trascendentale e neppure quelle animiste che distinguano la funzione psichica dei viatici sensori usuali. Piuttosto, immaginiamo una sorta di intelligenza locale che si esprima attraverso un suono multimorfico, avvertibile e leggibile attraverso una particolare attenzione di cui siamo capaci.

Talmente ampio il catalogo di composizioni fondate su questa versione della realtà sonora che essa può essere perfino considerata provata empiricamente. Che si desideri considerarne il valore attraverso l’esercizio di un puro processo mentale, che prenda corpo in una forma fisica (acustica), oppure che ci si riferisca ad un udito ulteriore, capace di intendere il suono di mondi paralleli, l’approccio multidimensionale rimane lo strumento necessario per l’intuizione di una musica contemporanea, efficace, utile.

L’uso quotidiano di strumenti di indagine sonora, il nostro laboratorio elettronico trasparente e microcosmico ci porta alla definizione di una nuova tecnologia ad ogni passo. La nostra intelligenza comune, insieme all’esperienza condivisa, aprono confini nuovi mai uditi prima, e nemmeno previsti, in effetti. Il nostro microfono subacqueo immerso tra i ghiacci delle Svalbard, o nelle profondita ipogee, i nostri osservatori radio che ricevono onde estranee dallo spazio, ma pure il nostro nuovo orecchio emerso dall’ascolto di una natura composta da piani differenti renderà udibile una realtà più profonda, più ampia, infinitamente più autentica.

Music: 12k pound ridge, United States