E’ gente ben assortita, quella che da corpo a questa formazione: Trixie Whitley è la figlia di quel Chris Whitley, ora scomparso, di cui Lanois produsse un paio di raccolte ed una hit minore, Dust Radio, vent’anni fa. Daryl Johnson, fidato bassista solidamente poggiato nelle paludi della Lousiana che ha collaborato con Lanois fin dai tempi di Winona attraverso gli Spyboy di Emmylou Harris in Wrecking Ball. Brian Blade infine, che con il suo suono arcaico quanto lussuoso ha sostenuto Joni Mitchell nelle sue ultime avventure quasi pubbliche. A Lanois si riservano tutte le chitarre, ruvide quanto spaziali, e la somma di trattamenti che lo hanno reso famoso.

Il suono è la quintessenza dello spirito Lanois, che non fatica affatto a farsi riconoscere. La sezione ritmica tellurica sembra venire da altri tempi, pure se immersa in una luccicante aura contemporanea. La voce cui viene lasciato l’onore e l’onere di sostituire quella di Lanois stesso è vibrante e profondamente erotica, non ci saremmo perdonati niente di meno noi appassionati dei sussurri rochi del padrone di casa. Impressionante quanto egli abbia compiuto un passo indietro ed abbia ceduto lo spotlight a questa ragazzina, accomodandosi nel ruolo di semplice componente del gruppo, discreto ed attento.

Non riesco a trattenermi dal riconsiderare come sarebbe stata diversa la storia della fonografia se ci fossero state condizioni di tale rispetto durante le sessioni di Catch a Fire, con Aston “family man” Barrett, o di Electric Ladyland dell’Hendrix più meditativo, ai Muscle Shoals con gli Swampers, nelle folli nottate di Joseph “Zigaboo” Modeliste con i Meters o quelle di Duane Allman per Wilson Pickett. Ci sono talmente tanti aspetti apparentemente solo tecnici che farebbero la differenza per una percezione meno mediata, ma abbiamo la soluzione: qui la registrazione è completamente al servizio della musica.

In realtà non è così stupefacente quanto la tradizione di qualità maggiore sopravviva nei pensieri, nelle parole e nelle opere di questo extrarock nucleare cui i giovani americani sono intensamente dediti da un po’. Abbiamo osservato talmente tante formazioni cariche di passione e impegno che non potremo che occuparcene volentieri, in una serie per nulla incoerente con questo genius loci, a partire da quest’anno così importante per la storia della musica americana, espressione di un paese talmente tanto pregno di disincanto per lo stato attuale delle cose da prometterci un nuovo, per quanto desolato, rinascimento.