È un’opera in qualche modo ripudiata questo secondo episodio, comunque dimenticata, e questo la rende estremamente attraente. Il motivo sta solo nell’immenso pudore che quest’uomo ha sempre nel pubblicare i suoi oggetti più astratti, in questo caso immaginati per sonorizzare racconti invisibili.

Dawn, marshland, Signals e Approaching Taidu suggeriscono i mari d’erba intorno ai numerosi delta che formano la regione in cui l’autore è nato, lagune di acqua mista, isole deserte e spazzate dal vento.

Mondi che appaiono e scompaiono con l’alta marea, con le piogge autunnali, simili alle terre che stanno di fronte, oltre la Manica verso il Mare del Nord, nei Paesi Bassi. Ritmati dalle architetture solo apparentemente semplici e così distanti dal frastuono, questi suoni non somigliano a nulla, arcipelaghi familiari e niente affatto gelidi che possono ricordare i posti in cui non siamo mai stati.

La mancata percezione dell’importanza di questi lavori negletti e scartati ha impedito che l’accademia di studi Enologici prenda corpo e offra borse di studio nel Sauternes. La pletora di artisti inspirati dal lavoro di Brian Eno pare accontentarsi di riascoltare questa luccicante pittura di paesaggio, immacolata e selvaggia. Pochi sono in realtà gli aspiranti ad una musica di genere davvero nuovo, come se ne avessimo abbastanza.