De paz y de piedad
Era la ciencia perfecta
En profunda soledad
Entendi, via recta
Era cosa tan secreta
Que me quedé balbuciendo
Toda ciencia trascendiendo.

San Juan de la Cruz 1584

Come si fa ad immaginare uno statement più positivo, autorevole e completo di questo? Credo che Balke non abbia intenti religiosi, non più di quanto qualunque musicista li abbia, ma intuisco da questo lavoro una questione importante: cosa potrebbe mai essere religioso più di un importante e definitivo accordo su di un vocabolario completo ed articolato? Cosa è religioso se non l’accordo, la concertazione, l’armonia misurata su di un ritmo comune?

Il titolo Siwan significa bilanciato, in equilibrio, in un linguaggio misto chiamato Aljamiado, parlato sotto l’inquisizione in Spagna.
Non trovo traccia, nella mia nozione storica, di niente di tale. Ma niente fraintendimenti, di musica si tratta qui, non di musicologia, nè di antropologia comparata, musica: uomini che cantano e percuotono pelli, soffiano nei corni, pizzicano corde in perfetta corrispondenza, intelligenza, presenza di spirito.

Che l’Andalusia sia stata rifugio delle menti illuminate del periodo, nei tempi oscuri solo per gli storici meno lucidi, lo sappiamo. Balke ci ricorda qui la geniale connessione mistica fra studiosi Musulmani, Cristiani and Sefarditi. Lo fa nel migliore dei modi: per esempio. Grazie alla qualificata vocazione di Amina Alaoui, marocchina di Fez immersa nei riti e nelle tradizioni gharnati, come del flamenco più arcaico e tradizionale, insieme a questo magico gruppo riesce a specchiarsi nel riflesso di un mondo niente affatto perduto.