Sfida il tempo, questa raccolta di composizioni del Max Richter, così appropriata alla nostra sottile melanconia. Lo trascende, in effetti, in una lunga, ininterrotta sequenza di 11 movimenti che comprendono bene e completamente lo stato delle cose nella produzione di musica contemporanea. E’ musica formalmente ed accademicamente comprensibile, generata da un giovane esperto che tutto comprende e ama.

Accettiamo con gioia la puntualità attuale nell’organizzazione del pianoforte, degli archi e della voce recitante, ma pure quella degli ambienti elettronici sofisticati e pudichi, l’uso degli effetti sonori ambientali, delle triadi minori che pervadono ogni sentimento del composto. Le parole di Kafka recitate da Tilda Swinton acquistano una luminosità strana, come di locanda tecnologica di un tempo altro, come di fumo.

Ma non è solo l’abilità tecnologica a colpirci, non la competenza cinematica dell’evolvere drammatico. Non è il curriculum di questo tedesco in Albione a garantire per lui, nè la sua straordinaria esperienza di interprete di Arvo Part come di Brian Eno. Piuttosto è il senso di intimità impersonale, la sensitività dei rubato, la disinvoltura con cui le progressioni armoniche vengono considerate rilevanti quanto sono semplici.

Nella nostra privatissima esperienza d’ascolto cerchiamo nuvole sonore che schiariscano l’atmosfera e che generino, discretamente, una consapevolezza del tutto nuova, pure se profondamente radicata nel nostro essere naturale. Vogliamo una competenza culturale distesa e rarefatta, che tenga conto di ciascuna inclinazione preoccupandosi di considerare accettabile ciascun’altra. Vogliamo pace.