Il volo, subito dopo bruscamente interrotto, di uno stormo di eroi. Di questo si tratta qui, di gente che ha alzato la barra del livello di qualità, nella dimensione popolarissima del rock da palco negli anni in cui esso era autentico, vitale, progressivo.

Duane Allman è, nel 1971, il miglior esempio di un uomo che fa il suo mestiere, al passo con i tempi, nel luogo in cui è nato: un profondo sud eccitato dal successo della Stax, degli studi Muscle Shoals, così profondamente determinanti, al pari e più di qualunque lotta per i diritti razziali, per l’integrazione.

Lo strumento attraverso cui questo potente processo si sviluppa è il blues. La struttura iconografica e sonora nella cui dimensione il rock nasce e cresce, la sua raison d’étre, viene esercitata qui nel modo migliore e da qui emergeranno fiumi di epigoni, di quà e di là dall’Atlantico.

La vita del gruppo, nella sua forma migliore e qui testimoniata, è brevissima: solo lo spazio tra la riunione dei fratelli, reduci da una breve avventura californiana e ritrovatisi a casa insieme a questo manipolo di valorosi, e la morte, accidentale ed improvvisa di Duane. Abbastanza per aprire un varco a chi, come noi, intendeva esplorare lo spazio in cui le scale pentatonali, l’uso ambiguo della tonalità, il godimento del ritmo nero, possono mutare ogni percezione della realtà, ogni pregiudizio e fissazione.