Forse esiste una nostalgia, o desiderio, per un mondo liquido ed un tempo non lineare, per una elevazione della percezione sensoriale e comunicazioni indefinitamente sottili, in opposizione al mondo quotidiano diviso nel tempo, in costruzioni isolate, linguaggi sequenziali ed oggettivazioni che dobbiamo negoziare con la nostra disposizione rigida, squilibrata, in piedi.

La nostra tecnologia d’ascolto è un insieme di abitudini e di pregiudizi molto adatte ad una qualche struttura emotiva che in passato abbiamo vissuto, o sperimentato, o subìto. Nella realtà pratica di ogni giorno presente e futuro però, queste strutture spesso non funzionano affatto, la nostra rigidità e tale che il nostro udito è compromesso, come la nostra capacità di goderci l’ambiente.

the sound of air, in a light tunnel

Ci esercitiamo in una pratica d’ascolto fluida ed ammorbidita, grazie a composizioni musicali che ci accompagnano in territori sconosciuti. A seconda dello speciale talento del compositore ci spingiamo in zone confortevoli ma poco familiari della nostra stessa mente, oppure in luoghi alieni e mutevoli senza per questo dover mettere a repentaglio la nostra salute mentale.

Siamo arrivati adesso, forse, alla percezione del suono privo di intenzione, del suono che emerge dalla terra, dall’aria stessa, il suono degli esseri umani che ricordano, attentamente, la propria storia. Riconosciamo spazi familiari persi in una memoria che, pur frammentata, rimane la nostra. Ora è possibile che la musica entri nel nostro mondo. Perché è proprio questo che essa desidera.

Jan Garbarek – All those born with wings – 1987
Keith Jarrett – Dark intervals – 1988
Joni Mitchell – Night Ride Home – 1991
Passengers – Original soundtracks 1 – 1995
Van Morrison – Common one – 1980
Cocteau Twins – Heaven or Las Vegas – 1990
Jane Siberry – When I Was a Boy – 1993