Che la ripetizione è una sublime forma di cambiamento ce l’hanno scritto nei manuali, questi finissimi e geniali avventurieri del pianoforte ghiacciato nelle tundre. Ma sarebbe ingannevolissimo pensare che è tutto qui, che si tratta di un esercizio di stile. Si tratta invece di un nuovo modo di condurre la lezione, oltre che di pura musicalità.

Questa impeccabile genìa giovanile zurighese è, in effetti, al di sopra di ogni sospetto. Credenziali perfette, produzione autorevolissima, presentazione stilizzata senza forzature nè rigidità. Dovrebbe regolarsi su queste forme il futuro delle nostre speranze ardite, quelle che si considerano poggiate sull’equità della musica.

Tutta questa eleganza non è mai affettata, inoltre, probabilmente perchè articolata su di una calistenia superiore, su un’idea della forma assolutamente al passo con i tempi. Sono proprio questi tempi che si riflettono meglio nelle cristalline composizioni, magari contemplati da un punto di vista eccessivamente privilegiato, ma tant’è, qui siamo tutti degli oziosi privilegiati.

Nessuna letteratura stampata potrebbe mai eguagliare queste trasparenze, a questo penso sul mio balcone mentre mi lascio incantare dalle luci mattutine di un pascolo montano. Nessuna narrazione linguistica è all’altezza di una registrazione compiuta così tanto in buona fede. Trovate un luogo perfetto, nel vostro ipod e nel vostro cuore per questi giovani signori del movimento e dell’equilibrio, e andate in pace.