Tecnicamente, in televisione e anche al cinema, al montaggio orizzontale si aggiunge il montaggio verticale della sovrapposizione, della registrazione multitraccia. Di fatto televisione e cinema hanno raggiunto quell’agilità complessità e articolazione di effetti speciali che lo studio di registrazione prima e gli elaboratori musicali in seguito hanno messo fin dagli anni settanta a disposizione dei musicisti e dei tecnici. In studio di registrazione si fa poesia quindi, non si riproduce.

Franco Fabbri – Il suono in cui viviamo

Si deve notare che:
• Il lavoro di produzione in studio tiene sempre conto delle condizione di fruizione.
• L’originale è comunque il master, non l’esecuzione (che spesso in quanto tale non esiste neppure, essendo il master una somma di diverse esecuzioni, avvenute in tempi e luoghi differenti).
• I supporti contemporanei permettono, con eccellente approssimazione, di riprodurre esattamente le caratteristiche del master.
• La analisi dei procedimenti con cui in studio di registrazione si arriva alla fine di una produzione devono essere quindi musicologiche, estetiche e semiotiche, oltre che sociologiche e tecniche.

Il concetto di fedeltà ad una immaginaria situazione reale, che venga ripresa anche con tecniche sofisticate tese a mantenere la “realtà”, è obsoleto e pure un poco sciocco. Che lo spettatore, o l’ascoltatore peraltro, desideri trovarsi in mezzo all’azione anzichè fuori da essa è una delle tante trovate degli uffici di marketing piuttosto che da produttori e registi.

Il master che ci troviamo di fronte non ha nessuna pretesa, e nemmeno desiderio, di somigliare a qualcosa accaduto in una qualche dimensione contemporanea, esso rappresenta la composizione ideale che il produttore ha in mente, realizzata insieme a musicisti ed attori più o meno reali, che vengono a trovarsi in una situazione più o meno speciale.

La stessa natura, peraltro, hanno i problemi che hanno a che fare con le nostre aspettative di ascoltatori, e con i rapporti tra il piccolo paesaggio musicale di cui come ascoltatori ci vogliamo circondare e il paesaggio sonoro che ci avvolge. Quello che emerge, nelle realizzazioni contemporanee, è il progressivo aumentare della responsabilità dell’ascoltatore, della sua opportunità di scelta, anche nei dettagli, dell’ambiente sonoro e visivo in cui vuole vivere.

L’Opera d’arte nell’Epoca della sua Riproducibilità Tecnica
Il Suono Registrato
Conservare l’Azzardo
Like a Rolling Stone
Una Composizione Discografica
Rivisitare il Fuoco
L’Ascolto Disciplinato