Anche quando è un solo uomo a firmare il progetto, come usa fra grosse star ma anche fra appassionati esordienti, il produttore deve essere un mentore ed un esempio ideale, raccogliere le forze in gioco e dirigerle senza forzature, senza artificiose velleità. Il produttore fonografico dovrebbe avere la forza di un regista e il carisma del direttore di scena, l’autorevolezza dell’autore e la credibilità dell’impresario.

I capolavori che in questa serie presentiamo raramente sono il frutto di una sola mente onnisciente, capace di comprendere i singoli diversi aspetti che una produzione che dura nel tempo deve avere. Interessante che siano emerse a volte piccole squadre di produzione dotate di una capacità di approccio complementare e maggiore ampiezza di competenza, in cui per esempio naiveté e puntillismo siano simultaneamente presenti.

Se è vero che c’è poco in comune tra le differenti forme adottate nel processo di produzione discografico, è altrettanto vero che i produttori che consideriamo esemplari nella loro storia hanno secondo noi molte qualità in comune, dal senso dell’ambiente di ripresa ideale, ai modi della comunicazione interpersonale, al senso tecnologico appropriato. I produttori che qui consideriamo non sono, ovviamente, così varii nell’approccio musicale.

Se c’è un futuro per la produzione musicale industriale e commerciale che conosciamo, esso deve per forza contemplare nuove forme di definizione ambientale, coloristica e pure funzionale. Una forma radicale di attrazione selvaggia e vitale, come nel secondo dopoguerra colsero Ahmet Ertegun e John Hammond, è la sostanza di cui questa industria è fatta, a definire i modi senza seguire le mode.