La Maestria, in musica, è indicativa di un certo grado di competenza che non coincide affatto con il Genio. Il Genio si impone al musicista, lo trascende e lo determina, adoperandolo come uno strumento: la Maestria è l’architettura che un musicista si deve dare per reggere l’urto di tale invasione. La Maestria può contenere il Genio che viene a possedere il malcapitato. E’ il prodotto di un mestiere esercitato con candore e disciplina, è il segno dell’innocenza.

Un Musicista è tale perchè sa improvvisare. Cosa che non significa affatto ondeggiare su di una qualche struttura arbitraria che scegliamo di assecondare. Improvvisare significa aprirsi al genius loci, adattarsi alla necessità che si presenta nel momento in una forma nuovissima ed inenarrabile se non con gli strumenti poetici, appunto, della musica. Tale forma si presenta ex nihilo, senza preparazione o presentazione. Ai Maestri il compito di rappresentarla.

Improvvisare è sentire la prossima nota nel momento in cui si è compiuta quella precedente. Significa rinunciare a modelli e convenzioni, non soltanto seguire un onda prevedibile. Improvvisare significa ascoltare e sentire il suono del luogo, dei propri compagni di palco, significa anche sentire il suono degli ascoltatori, che risuonano con il luogo e con l’azione del palco. Per improvvisare occorre ascoltare aldilà di sé stessi, delle proprie abitudini ed usi.