Non ha i tratti di altre composizioni di questo radicale un po’  folle, questo impressionante disco uscito in tempi in cui eravamo molto indecisi. Pure contiene una qualità dal nostro punto di vista rilevantissima, ed una sensualità importante e godibile, inoltre.

Sun Ra non appartiene alla tradizione, neppure a quella Jazz, neppure alla sperimentazione intellettuale di stampo europeo. La sua è una follia originale, per quanto radicata chissà dove, e pure nella sua produzione c’è una maestria rilevante, imprescindibile.

Amare i radicali non è mai stato facile, qui abbiamo l’opportunità di avvicinarci ad un suono più lento e familiare, per me legato ad una immagine precisa che in quegli anni riempiva tutto il mio spazio. Quella di un equinozio invernale di salvezza e gioia.

Ma molti potranno trovare, con una certa sorpresa forse, in questi solchi una sorta di sollievo, più o meno inconscio. La musica di qualità non emerge da processi che sono solo intellettuali, solo emotivi o solo sensibili. Nel lavoro di un musicista maturo, anche aldilà delle sue personali idiosincrasie, si può respirare l’aria di un universo più ampio, più completo e bilanciato.

Qui posso sentire questa maturità, la quale comprende una gradevolezza che non è una concessione ma invece una conquista, posso sentire la presenza della musica cosmica che auspico, di cui ho bisogno per imparare. Compito di questi straordinari musicisti, che possono giungervi attraverso le vie più disparate, è metterci di fronte alla pulsazione cosmica, sufficiente in sè per indicare dove si trova ciascuno di noi.