Cosa succede alla musica, la più eterea delle arti, quando essa diventa un semplice comfort?

Molte sono le indicazioni di ricerca in questo delizioso libretto uscito a proposito vent’anni fa. Il modo piuttosto inedito di raccontare la storia di una aberrazione che ci ha cambiato il mondo: la distribuzione su disco di registrazioni compiute di fronte ad orecchie professionali, nell’ombra di uno studio fonografico.

La reificazione della musica, processo totalmente commerciale privo di qualunque velleità filosofica e pure culturale, ha finito per rappresentare l’innovazione più profonda, non solo per gli ascoltatori ma anche per compositori ed esecutori. Lo studio di registrazione, la formazione di professionisti dell’arrangiamento, della tecnica ed infine degli esecutori stessi, oltre alle strategie di distribuzione che hanno superato un gran numero di crisi e mutazioni del gusto, è il luogo in cui nel XX secolo la musica si è prodotta.

Il racconto di Eisenberg è il racconto di molte, differenti passioni, dai collezionisti consumati ai melomani onanisti, dai lupi del commercio alle più sofisticate attitudini all’ascolto puro, ci si trova avvolti in un mondo familiare mai così ben compreso. Ed è una sorprendente gioia sentir parlare delle questioni più sfacciatamente mercantili con tale lievità e consuetudine.

Questo libro di incantevole lettura ha anche altre qualità: mai la narrazione colta e raffinata cade nella tentazione di essere elitaria ed esclusiva, mai si trascende la passione comune che unisce autore e lettori, mai si tradisce la convenzione di linguaggio e di percezione comune. Non so se si possa immaginare una appassionata consapevole competenza, in termini di fonografia, ma questo esempio vale per tutti.