Non credo ci sia un modo facile di entrare nello spazio che un musicista occupa quando assume come modo pratico l’improvvisazione. Noialtri pubblico superficiale, e anche quelli di noi che lo sono meno, osservano da fuori, accolgono riflessi, tentano di procedere per esempio. Jarrett vive in una dimensione davvero estranea al contemporaneo modo di sentire dell’uomo di massa. Suo strumento è il suono, la composizione melodica e ritmica ed armonica che riesce a trarre dal suo strumento.

Una normale o forse superiore preparazione accademica, una normale o forse superiore disposizione alla vita, al cibo, alla esistenza domestica, non sono sufficienti per affrontare tale dimensione. In questo breve e stupendo documento, Keith Jarrett, come in una benedizione, tenta di rendere leggibile, percepibile, il suo naturale percorso. Io non ho idea di quale sia la qualità che un regista televisivo deve portare nella sua azione, non so quale livello di comunione ci debba essere fra chi pone le domande focali e un uomo di questo livello di intensità, certo, qui, questa qualità è stata perfettamente usata.

Tentate di abbandonare il modo usuale di ascolto e visione e ponete la migliore attenzione al tono usato, seguite l’azione ed il gesto di quest’uomo il quale genio feroce si trova sempre ad una spanna, a volte dentro l’inquadratura.