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Un segnale registrato su nastro magnetico è materiale indefinitamente riplasmabile, ben conservato può essere completamente ristrutturato molti anni dopo le riprese; Le mutazioni di equalizzazione, compressione, espansione, eco, sono praticamente illimitate; Il tecnico o il produttore, ai fini dell’economia del progetto, deve proprio scoraggiare l’esplorazione continua; In ogni caso la tecnologia dello studio di registrazione attuale è una struttura potentissima di riconfigurazione e riprogrammazione di sintetizzatori sofisticati, sequencer microscopici, mixer ed effetti controllati da elaboratori.

La creazione dell’ambiente sonoro è un processo collettivo quindi, ed il produttore tende normalmente ad essere un arbitro o un amministratore di processi semantici più che un inventore. Così se è vero che una ricerca sul significato del suono deve obbligatoriamente passare per lo studio di registrazione, non può essere limitata ad esso. Una delle caratteristiche fondamentali della musica prodotta e riprodotta elettroacusticamente, che la distingue in modo radicale dalla musica scritta per l’esecuzione, è che la musica registrata porta sempre con sé un ambiente immaginario, che assomiglia a quello (sempre immaginario) creato in studio.

I produttori provano il missaggio anche su altoparlanti comuni, o da automobile, o in cuffia cercando di estendere il più possibile il loro controllo sulle condizioni effettive di ascolto: l’ideale non è tanto che certe frequenze siano sempre percepibili (che è un requisito puramente tecnico) ma una determinata atmosfera, un certo paesaggio sonoro rimangano inalterati nel passaggio dall’ambiente acusticamente definito della sala di regia a quelli indefiniti di un’automobile, un ipod, un impianto domestico. Questa atmosfera, questo paesaggio sonoro sono evidentemente importanti dal punto di vista estetico: sono spesso l’oggetto estetico principale.

Non si può fare a meno, quindi, di indagare la risposta dell’ascoltatore finale a questa sollecitazione, e più ancora non si può fare a meno di confrontare questa esperienza con quella, estetica o no, che l’ascoltatore ha del suo paesaggio sonoro quotidiano. Che lo facciano intenzionalmente o no, i produttori sono soprattutto creatori di paesaggi sonori, alternativi o sovrapponibili a quello reale. Una ricerca sul significato del suono musicale non può fare a meno di una riflessione sul significato del suono in generale, di quelle “melodie di timbri” che prima delle teorizzazioni musicologiche fanno parte dell’esperienza percettiva di ogni giorno.