Il Jazz è probabilmente il suono che maggiormente impone la registrazione fonografica per rendersi comprensibile. Che la sua portata emozionale sia troppo forte per essere sopportata in atto mi pare indiscutibile, perlomeno in una cultura di matrice europea, usa a ritmi e melodie più contenute e inibite. Il Jazz non è musica folk, ma musica sofisticata e urbana, densa di implicazioni importanti e che prevedono una preparazione musicale evoluta. Poter riascoltare una performance con calma aiuta.

All’interno di questo suono si avverte quella presenza angelica, o demoniaca, che rende la musica insopportabile per chi non riesca a reggere il flusso vitale autentico, la tempesta erotica che la vita presuppone, che il mondo reale è fatto per ospitare. Anche troppo facile definire primitivo e selvaggio l’approccio dei musicisti Jazz, rimane che sono parole che dovrebbero essere usate solo in senso apprezzativo, essendo che definiscono l’impulso primario dell’umanità..

Curiosamente, la tensione creativa ed innovativa si portò dai dischi al palco, al contrario di quel che si può immaginare, perchè era in studio che i musicisti si sentivano più liberi di sperimentare e tentare nuove vie, a cominciare con Armstrong che godette di un importante credito e lo usò come poteva. La composizione istantanea, coltivata perchè renumerativa per gli editori, assunse presto a modo degnissimo di procedere.

Gli Hot five erano quasi esclusivamente una band di studio. In quegli anni Armstrong suonò con varie orchestre da ballo di Chicago, dirigendone alcune, ma solo in studio poteva sbizzarrirsi a sperimentare in piena libertà la musica che aveva in testa, le sue trame sottili e le audaci improvvisazioni. Armstrong era un uomo timido. Nello studio di registrazione si sentiva protetto sia dai rischi di fallimento sia dalle lusinghe dell’applauso facile.

Il punto essenziale della iconografia fonografica si mette a fuoco in fretta proprio in derivazione dallo studio delle classifiche di vendita. Il divismo delle star fonografie è iconico e studiato, costruito grazie alla disciplina della registrazione e del marketing che, per quanto istintivo e tentativo, si afferma come chiave di produzione. Il pubblico che compra i dischi è molto più largo quindi di quello che si trova sotto il palco.