Per ascoltare il suono le orecchie non bastano, tantomeno bastano gli occhi, il senso usato in accademia per esaminare le partiture. Occorre il senso di un tempo esteso, non soltanto storico, una logica flessibile ed intelligente, una esperienza tattile e gustativa sufficente ad organizzare la memoria, ad allenare la mente a trattenere un modello.

Il suono della voce registrata per esempio, riascoltabile e scomponibile in apparenza, viene troppo spesso associato più ad una dimensione sociale, mondana, che a quella propriamente invocativa e mistica. In realtà, nella musica popolare e non solo, gli equilibri assestati dalla storia della musica sono ribaltati dalla pratica fonografica, ne escono alterati e ridefiniti. Ogni reificazione apparente è compensata da una stratificazione complessa ed inaspettata, carica di avvenimenti non programmati ed evanescenti, in una continua emergenza di suoni d’insieme riconoscibili per quanto imprevedibili. Il timbro sonoro diventa tratto primario nella comprensione di un’opera, che si riveste di un chiarore soffuso che pare mitologico quanto quello delle grandi strutture sinfoniche appena superate.

 La storia della musica pop è tutta su disco. In studio chi comanda è il produttore, di solito nominato dalla casa discografica, che paga i conti. I produttori sono musicisti, che si ricordano continuamente della dimensione culturale in cui l’evento registrato avrà luogo, della dimensione del mercato, della qualità sonora, magari di tutte queste cose insieme. I suoni riconoscibili alla base dello stile dei nostri artisti più amati sono spesso responsabilità del produttore, tecnicamente e culturalmente molto influente.

La teoria del campo che davvero ci importa adesso è più precisa ancora e probabilmente ancora più trascurata: lo studio di registrazione in sé, le sue funzioni autopoietiche potremmo dire. Organizzare un procedimento diagrammatico, in studio di registrazione, è uno statement politico forte e consequenziale tanto quello del direttore-generale sul podio. Non che ogni produttore sia consapevole di questo, ma certamente i suoi ascoltatori dovrebbero.

Lo studio è tecnicamente in mano all’ingegnere del suono, l’uomo la cui responsabilità tecnica deriva da una competenza tecnologica, operativa, estremamente materiale. Gli apparecchi utilizzati sono scelte politiche, tecnologiche, culturali che devono essere consapevolmente fatte, utilizzate, portate alle estreme conseguenze. La moda mercantile del momento costituisce la principale sorgente, la responsabiltà interna ai processi di produzione sta tutta  nella comprensione e diffusione degli oggetti maggiormente utili in senso musicale.