La notazione su carta è un sistema terribilmente imperfetto. Sono sicuro che il compositore del futuro creerà le sue armonie direttamente in forma di suono, grazie a strumenti musicali elettrici capaci di riprodurre con fedeltà le sue idee. Le pellicole sonore del futuro sapranno comunicare emozioni d’inimmaginabile grandezza, così sottili e impalpabili da sfiorare il soprannaturale.
Leopold Stokowsky 1931

La storia della fonografia comincia con una ingombrante icona, Enrico Caruso. L’impulso accademico viene ugualmente da un grande esecutore, Leopold Stokowsky, che si distinse tra i grandi direttori d’orchestra per l’attitudine sia scientifica che sensuale nei confronti del suono. Un interesse che lo portò diritto ai suoi esperimenti sulla disposizione tradizionale dell’orchestra. Il suono dei primi fonografi lo fece inorridire, allontanandolo dall’idea di registrare, ma decise ugualmente di tentare alla ricerca di tecniche migliori.

La riorchestrazione era una prassi comune nella fonografia degli esordi; senza questo espediente metà degli strumenti non sarebbe stata udibile. Gaisberg riteneva che per i brani d’opera fosse “addirittura impensabile usare l’orchestrazione stabilita dall’autore; occorreva riadattarla per i soli strumenti a fiato”. Stokowsky era insuperabile in questo genere di esperimenti e proseguì anche quando la registrazione elettrica li rese superflui.

Quello che faceva Stokowsky era autentica fonografia. Potenziare il volume degli strumenti meno prepotenti a scapito di quelli più sonori, per esempio, era proprio il tipo di azione, difficilissima sulla scena quando non impossibile, che aveva tanto entusiasmato Prokof’ev. In teoria l’artista fonografico che dichiari di occuparsi di un’ opera altrui dovrebbe farsi certi scrupoli morali: più di quanti se ne fece probabilmente Stokowsky. Un problema che non sorgerebbe se, fin dall’inizio, fossero stati usati più di frequente termini inequivocabili come “trascrizione” o “sintesi sinfonica”, adoperati talvolta dal maestro.

Tutto questo diede luogo ad un intero modo di fare le cose, La magia dell’orchestra seduta nel suo spazio vitale venne arricchita, ampliata e completata dai nuovi controlli spaziali e temporali del nastro magnetico. Prima dell’arrivo dei produttori discografici veri e propri, creature dotate del senso culturale del futuro, ci fu la possibilità di riorchestrare ad hoc. La fonografia si stabilizzava in favore di una espressione nuova, potente, perfino inquietante.

“Stokowsky sedette davanti al quadro di controllo pieno di manopole e pulsanti e cominciò a fare le cose più incredibili cercando di bilanciare il suono. Stava praticamente componendo per la seconda volta un brano di Katchaturjan. E dire che l’orchestra l’aveva suonato come scritto, con tutte le dinamiche corrette. Quando entrammo in quello studio il volume dei flauti era due volte quello degli ottoni; stava potenziando le parti interne della viola rispetto alla melodia dei violini e sperimentando altre bizzarre distorsioni. Eppure alla fine, a essere sinceri, Stokowsky riuscì a infondere una sorta di selvaggio eccitamento animalesco. Dilatò la musica oltre i suoi confini naturali.”
Gunther Schuller 1959