Sono imparziale nelle mie audizioni, uso la mia piccola esperienza di ascolto confessionale per mantenere una certa oggettività. Questo non significa distanza, solo distacco, significa che intendo porre in evidenza oggetti luminosi affinchè li si possa lasciar entrare nel proprio spazio percettivo.

Credo che il lavoro migliore possibile debba ancora essere pubblicato, che i migliori talenti siano invisibili, che la musica che entra nel nostro spazio sia ancora insufficientemente udita. Credo ci sia del genio là fuori, che dobbiamo imparare ad ascoltare.

Questo non è affatto un lavoro minore, l’impressione che ho sempre avuto, osservando l’evoluzione dei protagonisti di questo racconto, è che gli stessi considerassero inconcludente la loro collaborazione, che la vedessero come un progetto più che come un’opera angolare. Di tutto il lavoro degli anni settanta, per me, di cui questa coppia si è resa responsabile, rimane una luminescenza sul fondo, come un chiarore stellare. Qui siamo al passo con i tempi, questi nostri potentissimi tempi.

Dagli artisti credibili io mi aspetto la definizione di un futuro possibile. Credo che la loro credibilità sia tesa a sostenere la possibilità reale del futuro che descrivono. Dopo aver sentito questo disco io dormo meglio, è probabile che mi risvegli nella stessa posizione, con una visione largamente più chiara del futuro dell’umanità, del senso della produzione musicale contemporanea, della crescita delle piante nell’orto, dell’apparire di nuove specie animali in Borneo. Respiro meglio, dopo aver ascoltato questo disco.