Forse l’intera discografia raccomandata quaggiù è in qualche modo relativa a diversi stati di stupore estatico. Non è in questo modo che uso discriminare fra artisti tesi alla realizzazione udibile del proprio universo sonico. Quale che sia il processo pratico attraverso cui questi musicisti giungono ad una corretta percezione, ed espressione, per me è interessante.

Ciascun processo deve essere completato, e c’è sempre un prezzo da pagare. Un artista che non lo sa è un potenziale suicida, dovrebbe essere seguito, supportato, sostenuto in una pratica personale che è di aiuto per l’intera comunità. Una comunità consapevole di sè stessa supporta i suoi artisti, mentre li emargina e li tratta da capro espiatorio.

E’ un’alta vetta quella raggiunta da David Allen ed i suoi cospiratori. Lo è in senso letterario, nella definizione di immagini delicate e reali, lo è in senso musicale, nell’uso delizioso del vocabolario sofisticato a disposizione all’epoca, quando un musicista pop sentiva responsabilità grammaticali importanti, quando il pubblico amava l’azzardo.

Dismettere questa Genia come hippies sballati è stato un grave errore. Questa era cultura importante, esemplare nel suo sostenere un ambiente più elevato in cui far crescere i bambini. I nuovi intellettuali giovanili farebbero bene a ripassarsi questa letteratura poliritmica e multitimbrica, che pare magari un po’ sfigata oggi, densa com’è di effetti speciali un po acerbi, ma questo erotismo dove lo trovate adesso?