Tradisce ogni sua profondità, questa formidabile donna, nello scrivere canzoni. E’ affatto singolare la proporzione fra gli oggetti da lei scritti e quelli pubblicati, siamo ormai ad un disco ogni dieci anni, e pure questa è una indicazione forte. Un artista che voglia mantenere la sua direzione e l’intensità della sua cerca, evita i riflettori, evita il clamore.

Non è una storia comune in questa terra di brume, lo speciale successo che le canzoni di Kate Bush hanno riscosso per almeno i primi dieci anni è un’eccezione. Molti sono quanti, meno espansivi ma ugualmente pregni, si sono ritirati prima e più di lei. Non è la California questa, i manager sono più distratti, meno aggressivi.

Esporre la propria persona nuda nella pioggia è un errore che i giovani fanno, non solo per vanità. C’è una ipotesi di comunione a volte, oppure di supponente generosità. Ed il prezzo da pagare è sempre lo stesso: la folla spreme i suoi idoli, li riduce, li inaridisce, ci vuole forza e disciplina per mantenere la rotta, per conservare il desiderio feroce. Questo è un esempio dei più sani.

Questo disco in particolare contiene un’articolazione complessa e a prova di molti tempi. Non era sola la ragazza in questa avventura, molti talenti erano consapevoli della portata dell’azione oramai, e potevano sostenerla nella stesura di un capolavoro nemmeno privo di pretese. Si addentrerà in un mondo sotterraneo d’ora in avanti, in cui solo la gente pratica può seguirla.