Stravinskij probabilmente, sulla via della sagra, sarebbe stato il primo a pretendere la libertà del pittore. Il primo ad intraprendere la registrazione completa di tutti i suoi lavori, attribuì ai dischi realizzati per la Columbia l’importanza di guide documentarie utile a chi si accingesse ad eseguire la sua musica. Da buon musicista neoclassico, comunque, era interessato ad affinare e restringere la gamma delle sonorità piuttosto che a espanderla.

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Il compito di trovare una libertà come quella del pittore ricadde quindi su Edgar Varèse: dagli esperimenti acustici basati sull’esperienza di Helmholtz alle piccole sirene comprate al mercato delle pulci che si trovano in tutte le sue sperimentazioni, dalle prime opere di Stravinskij all’idea della musica come “materializzazione dell’intelligenza che è nel suono” “musica come qualcosa di spaziale”, Varèse fu sempre “più legato a pittori, poeti, architetti e uomini di scienza che non ai musicisti”.

“Quello che cerco sono nuovi supporti meccanici che si prestino a qualsiasi espressione del pensiero e siano in grado di sorreggerla”. Nel frattempo Varèse compose una serie di opere per strumenti già esistenti combinati secondo modi e intensità difficili da recepire per l’ascoltatore. Egli propose la creazione di un laboratorio musicale dove musicisti ed esperti studiassero le leggi del suono aiutati da “una ricchissima collezione di dischi, comprendente musiche di tutte le genti, tutte le culture, tutte le epoche e tutte le tendenze”. Il mondo degli anni trenta e quaranta aveva altre priorità.

Nel 1937 Varèse smise di comporre. In quell’anno John Cage si avvicinò alla musica elettronica variando la velocità di rotazione sul piatto del giradischi. L’emancipazione da Varèse e dalla tradizione consiste nel trattare i suoni finalmente in quanto tali. Pierre Schaeffer, alfiere della musique concrète lavorò al montaggio dei nastri sul grande registratore Ampex di Varèse. La prima esecuzione di Déserts con musicisti affiacati da altoparlanti si tenne nel 1954 e venne trasmessa in diretta stereofonica. Otto Luening e Vladimir Ussachevskij a New York e Karlheinz Stockhausen a Colonia sperimentavano la musica elettronica mentre Varèse sapeva esattamente cosa fare.

Il poème électronique accompagnò le immagini del padiglione Philips all’esposizione mondiale di Bruxelles nel 1958. Quattrocento altoparlanti permettevano alla musica di migrare da una zona all’alltra muovendosi nello spazio progettato insieme a Le corbusier e Xenakis come Varèse voleva da cinquant’anni. Egli curò personalmente le rese su disco di alcune delle sue opere: intègrales, densitè 21.5, ionisation e octandre. Octandre arrivò in California dove un tredicenne alla ricerca di dischi blues (Joe Houston) lo trovò: Frank Zappa.