E’ una eccentrica celestiale, questa ragazza, dotata di una musicalità d’altri tempi. Capace di togliersi dal mainstream che pure l’aveva blandita dopo il notevole successo delle canzoni contenute in questo disco, compreso uno dei duetti più toccanti di tutti i tempi, quello angelico con k.d. lang di cui anche Wim Wenders si è servito, ha continuato imperterrita a lasciarci stupefatti.

La mia preoccupazione, in queste pagine dedicate ai dimenticati, ai rimossi, agli scancellati del marketing frettoloso, è suggerire una certa qualità di impegno, ancor prima che di intelligenza e di esperienza, di cui la musica ha bisogno per venire al mondo. Ma è la voce umana che si porta via tutta la mia attenzione, tutto il mio sentimento. Jane Siberry è un incarnazione della regina di Sheeba. La sua voce può cambiare il nostro destino.

Questo speciale approccio spettrale alla canzone è ormai una tradizione, direi surreale ed etereo ma niente affatto triste. Questo è un erotismo cardiaco quanto quello tropicalista, magari fondato più sulla meditazione che sulla danza ma altrettanto energico, sensato, radicato. Non è un’illusione quella per cui possiamo immaginare uno spirito vitale fondato sulla spiritualità sensuale, sulla meditazione pratica.