miles.jpg

E’ molto interessante considerare un compositore impegnato in una rappresentazione formale, per esempio con carta e matita, dell’insieme sonoro che si trova ad abitare. L’immagine di una versione codificata in maniera convenzionale, attraverso l’uso di un codice speciale ed esclusivo, è quella più tipicamente, nell’idea comune, associata al compositore vero e proprio, certificato e riconosciuto.

Molto più interessante considerare invece la figura del compositore in persona, sul luogo della performance, specie se impegnato ad ascoltare il suono dei suoi corrispondenti mentre questo è in atto, in un solo ed unico punto dell’universo. La sua capacità di attenzione, informata ed allenata, è esemplare, la sua abilità ad intendere e perpetuare un modello, il nucleo essenziale del discorso, è perfetta.

Nella realizzazione della musica, nell’atto di darle forma udibile, c’è una azione sulla cresta dell’onda che non ha pari, in termini di fluidità e velocità. Il compito di ripulire, togliere l’eccesso, rifinire le pieghe è rimandato, secondario. La connessione con la fonte della musica va realizzata su due piedi quando questa, aperta, passa dall’essere impossibile all’essere solo difficile, non c’è altra maniera che essere pronti.

Un forma che il compositore può assumere è la creazione di contesto. Questo contesto è lo spazio ed il tempo in cui la musica può entrare nel mondo, illuminarlo, cambiarlo, senza che la memoria, la storia, il pregiudizio e la volontà possano mettersi in mezzo, ostruire, impedire. Il compositore è un semplice addetto alla pulizia, alla messa in moto ed alla manutenzione del mondo, la musica determina questo mondo.