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Quando un musicista, ma anche un sound designer, un ingegnere del suono si trovano a dover descrivere quello che sentono, a rappresentare il proprio mondo acustico, i mezzi naturali non sono più sufficenti. Nel nostro sistema visuale e linguistico ogni sorta di dispositivo artificiale viene adoperato per potenziare, amplificare e rendere più efficace l’effetto dell’azione visiva, in cerca di una rappresentazione più reale del reale, in cerca di una efficace espressione. Questo ci permette di immaginare che, entro limiti precisi, anche la natura di un evento musicale possa essere estesa, ottimizzata, magnificata.

Esistono strutture di distorsione della dimensione temporale in cui gli eventi musicali hanno luogo, derivate dall’esperienza acustica naturale delle grandi caverne e di particolari ambienti naturali: gli echi ed i riverberi. E’ vero anche che le ricostruzioni artificiali di queste strutture, con modi e forme di realizzazione diverse, sono esistite in ogni tempo. L’esperienza del mistero infatti, spesso non è facilmente rappresentabile con mezzi pronti, o naturali. Una accurata progettazione è necessaria, esempi di edifici in cui il risultato è stato definitivo ce ne sono molti.

Possiamo comprendere queste esperienze acustiche in molti edifici di costruzione recente: La cattedrale di Saint Paul a Londra, la Statuary Hall del Capitol a Washington, la Grande Salle del Louvre a Parigi, San Giovanni in Laterano a Roma, la cattedrale di Agrigento. Dico recenti proprio perchè si trovano sull’orlo di una sospensione del progetto acustico dell’architettura, a favore di una immagine molto più visiva e fondata sul disegno del progetto. Naturalmente ad un livello così alto non c’è separazione fra le condizioni visive e quelle uditive.

Nell’antichità esempi impressionanti di progettazione acustica sono le meraviglie dei teatri greci, in particolare, anche se per motivi diversi da quelli illustrati prima, il Teatro di Asclepio ad Epidauro in cui ciascuno dei 14.000 spettatori può agevolmente sentire una parola sussurrata sul proscenio. Ma è la straordinaria eco, ripetuta sette volte solo sotto l’apice della cupola principale nella Moschea di Shah Abbas di Isfahan, quella da cui appare evidente che non è il suono ad essere il prodotto della struttura visiva ed è invece molto probabilmente, viceversa, l’oggetto mirabile della costruzione di un ambiente, acustico prima di ogni altra cosa.