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La nostra organizzazione, che ne sia cosciente o meno, crede di fondare il proprio processo evolutivo sulla storia. La linearità del metodo storico è rassicurante in un gruppo sociale privo di una nozione stabile dell’essere umano, dello scopo del suo stare sulla terra, della natura del suo processo evolutivo. Nel più comune dei casi Hegel e Freud regolano l’apprendimento dei fondamenti del vivere sociale, determinandolo.

Quando un gruppo di visionari, nei casi in osservazione qui più probabilmente vittime di distorsioni acufeniche, stabilisce come proprio il compito di rappresentare e pubblicare le proprie allucinazioni, nascono organismi come questo. Capaci di progettare dimensioni che possono anche essere tetre, oscure e perfino macabre, ma che contengono verità e vita. Allora sono i negletti: Mesmer, Tesla, Jung, i più adatti a spiegare, commentare, rendere utile.

La nostra organizzazione, quasi del tutto incosciente di sé, ha un larghissimo spazio al suo interno per nutrire e proteggere codeste immaginarie proiezioni. Come a volerle coltivare le protegge e le diffonde, per motivi quasi del tutto misteriosi. Il fatto è che questo bellissimo lavoro, che in realtà è soprattutto profondo e commovente, riesce a raggiungere i nostri eleganti soggiorni, anche se in una nuvola di definizioni e spiegazioni giornalistiche che così tanto riescono ad indebolire l’autentico impulso erotico.

Io mi raccomando, cercatelo e portatevelo a casa, alimentatelo come un cucciolo che consolerà la vostra illimitata solitudine, affidatevi alle soluzioni zuccherine di queste tastiere desertiche, appoggiatevi su queste poche note di chitarra colossale, gran parte del segreto della civiltà occidentale post industriale, di quell’organismo vacillante che chiamiamo il mondo moderno è contenuto qui.