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Questa donna non è una cantante. Le voci travolgenti che si spiegano su questo tableaux sono altrui, lei si limita a dirigere, a suonare la viola, a coordinare le Electra Strings e chiunque altro si trovi in zona, a manipolare nastri, a comporre l’insieme in un divertissment dark.

Questa pratica, oziosa solo in apparenza, che non distingue la Pook da Franco Battiato, e che pare conformarsi senza meno al diktat pseudo colto un po’ da anni ottanta un po’ Stanley Kubrick, rende però la nostra vita, il nostro abitare un mondo sempre meno definito e comprensibile, una amena avventura.

A me fa impressione soprattutto l’incalcolabile potenza delle iniziative personalissime ed idiosincratiche che un compositore contemporaneo può prendere e condurre attraverso questo incomprensibile mercato che abitiamo tutti. Lo scibile intero, almeno quello che riguarda un ascoltatore attento della produzione contemporanea, si trova a poter essere infilato, con estrema disinvoltura, in una registrazione che ha tutti i tratti di un azione casalinga.

Che azione casalinga non è affatto, che di produzione lussuosa e autorevole si tratta, certificata dall’angelo Gabriel e diffusa su scala (seguitemi) mondiale. Io me ne sto qui a pensare ai ragazzini che credono siano le bande rock ultraconservatrici a rappresentare innovazione e modi alternativi. Ascolto questi dischi e, mentre cerco di identificare le categorie di marketing che dovrebbero servire a tenere in connessione la produzione ed il target, lascio affiorare un sorriso.