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Il compositore, così come il direttore d’orchestra, è una figura tecnicamente legata ad un modo abbastanza speciale di fare musica. Se consideriamo una definizione allargata del compositore, come in effetti sto facendo qui, possiamo integrare, sempre tecnicamente, anche tutte le figure difformi che voglio. Ma il compositore con carta e matita, che utilizza la sua conoscenza dell’orchestra, dei suoi limiti economici e sindacali, che ha appreso il suo mestiere in un contesto filologico di conservazione, non è la mia figura ideale.

Giacinto Scelsi non è un compositore convenzionale, non lo è in nessuno dei sensi che si possono attribuire ad una tale professione. Privo di una qualunque identità nazionale, così come di una formazione musicale accademica, o di qualunque formazione che non sia fondata sugli scacchi e sulla scherma, in effetti, l’esercizio che durante tutta la vita ha condotto consiste del restare invisibile. Ma Giacinto Francesco Maria Scelsi d’Ayala Valva non è un ozioso snob, il suo lavoro si svolge su quel pericoloso filo teso tra il mondo in cui siamo nati e quello, profondamente diverso, in cui moriremo. Non c’è nessun altro compositore che incarni così completamente il senso che la musica ha in questo momento, una musica che è invece di una musica che fa. Una musica che non si muove in una certa direzione, che in senso narrativo ha un punto di partenza ed uno di arrivo, ma piuttosto svolge l’intera sua esistenza nell’esecuzione di una sola nota.

Ovvio che Scelsi ha raccolto ogni singola indicazione emersa durante lo scorso secolo, ma l’intelligenza necessaria, da Schoemberg a Russolo, Da Cocteau a Stravinskji non è stata certo un peso leggero da sopportare. La meditazione dinamica al pianoforte è stata la sua pratica, la sua visione ed il suo sistema di comunicazione che, per quanto riservata a strumentisti virtuosi, agli amici compositori e a pochi fortunati ascoltatori, ha lasciato un segno sotterraneo nel nostro modo di sentire la musica, che non ha certo già compiuto il suo corso. Eppure dopo la seconda guerra mondiale il suo sentimento era quello per cui “dimenticai tutto ciò che sapevo sulla musica” ed il suo approccio meditazionale assunse tratti auto terapeutici, modulati sull’insegnamento di Buddha che apprese in Asia, in India ed in Tibet.

Insieme a tutto ciò che sapeva sulla musica, Scelsi si sentì anche meglio autorizzato a togliersi ogni possibile senso di inadeguatezza, che lo emarginava formalmente dalla comunità accademica. Petrassi prima ed Evangelisti poi non avevano difficoltà, ma in un certo senso la parte dei compositori convenzionali, quelli che in questi nostri tempi confusi a volte sembrano aver ripreso il sopravvento, quella del diritto d’autore abilmente manipolata, quella dell’appartenenza insomma al gruppo di diritto di casta, esclusivo per definizione, oggi tenta di ridurre Scelsi alla figura di un eccentrico dilettante.