Nell’immaginare uno spazio abbiamo uno scopo. In Architettura questo scopo deve essere ben chiaro, la committenza e l’ingegneria devono essere connesse, chiare, forti. L’architettura è considerata una scienza visuale, disegni e progetti mirano alla stilizzazione di una idea visuale, in un contesto visuale, la funzione ed il conforto di un edificio consistono di forme visuali. Naturalmente non è sempre soltanto così e la meditazione sulla dimensione sonora in cui un edificio è destinato ad esistere è proporzionale alla qualità della consapevolezza sonora dell’architetto, del committente, del costruttore.

Possiamo progettare edifici in cui le necessità sonore, sia in termini di funzione che di stile non sono secondarie, possiamo immaginare spazi in cui il silenzio sia possibile, per esempio, oppure in cui un piccolo gruppo strumentale possa essere a suo agio, spazi per l’ascolto di musica registrata, spazi in cui il suono dell’ambiente circostante possa muoversi e venir goduto.

Le specificità acustiche non sono riservate quindi ad edifici in cui il suono si produca professionalmente. La normale abitazione familiare, che viene progettata ad assecondare le stesse stilizzazioni visive di cui parlavo, può e deve essere considerata per quello che è: un ambiente sonoro, più o meno connesso con l’esterno, più o meno adatto al silenzio, alla musica leggera, alle conversazioni.

Prima di considerare il trattamento acustico degli ambienti, oggi possibile ad un alto livello di sofisticazione, occorre considerare le leggi fondamentali, per cui trappole acustiche derivate dall’errata proporzione possono rendere una stanza insopportabile ed il posizionamento di scale e finestre può invece essere estremamente opportuno. L’esperienza è quella dell’ascolto, che progettisti e anche committenti dovrebbero saper utilizzare.