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La prima volta che ho visto Steve Reich suonare era in piedi, insieme ad altre cinque persone prive di strumenti come lui, e stavano eseguendo Clapping Music, la premessa di Drumming battendo semplicemente le mani. Questo radicale pezzo che allora era centrale nella sua esperienza veniva eseguito nella più semplice, umile ed economica delle versioni possibili. Non credo di essere stato esposto, nella mia vita di ascoltatore, ad un’altra immagine visiva così forte, così precisa, così illuminante. Sono passati trent’anni e sto cominciando a misurare la portata che il lavoro fisico, intellettuale e musicale da lui compiuto ha avuto nella mia definizione del mondo.

Il lavoro di un artista, di un autore così come di un pittore o di un musicista, consiste di esempio organizzato e messo a fuoco, consiste della drammatica prova dell’esposizione, consiste infine della percezione che noi riusciamo ad avere della sua e della nostra esperienza riguardo al lavoro stesso. Insomma gli artisti sono i maghi che maneggiano le energie più alte che noi possiamo immaginare, mettendosi al servizio di queste energie per farle vedere pure a noi.

Sono tre le innovazioni delle quali Steve Reich è stato un esempio che io uso ogni giorno nella mia vita: La prima riguarda la responsabilità della condotta individuale quando non è affidata a nessun direttore d’orchestra, a trarre indicazione e ritmo dall’ascolto dei compagni, con i quali va condivisa la stessa qualità di impegno sempre e a volte anche la stessa qualità di esperienza e di intelligenza. La seconda riguarda la separazione della attenzione fra le due estremità del discorso, opposte e complementari, dai mantenere in equilibrio nello stesso modo nello stesso momento. La terza riguarda l’essere coinvolto nel fare personalmente le cose che ho da fare, nel non delegarle a nessuno.

Nei primi anni settanta Steve Reich ha introdotto lo speciale modo di comprendere i modi e le specialità della musica Africana e Balinese che sono necessarie oggi: Assumere i principi e le virtù, non le forme peculiari. Da questo approccio rispettoso e utilissimo ha cavato molte delle tecniche che regolavano le sue figure di allora. In seguito lo studio della tradizione melodica Ashkenazim gli ha permesso di affrontare la delicata fase del riconoscimento delle proprie ascendenze personali, le uniche che permettono di dire quello che si deve potendo guardare chiunque negli occhi.