Il carattere sacro attribuito ai suoni ha carattere universale. C’è la possibilità, ammettiamola ora, di immergersi letteralmente nel suono, perlustrando l’universo con i soli mezzi dell’intuizione. Questa intuizione, che è più sottile degli organi di senso, può penetrare i diversi piani del mondo.

Se cerchiamo di definire la natura dei suoni sacri in sé, è verosimile che dei suoni dalle caratteristiche ben determinate possano provocare il risveglio della percezione metafisica alla quale tutti abbiamo accesso. Grazie alla intensità del loro effetto di stimolazione questi suoni provocano un innegabile aumento del tono cerebrale e della dinamica del sistema nervoso nel suo insieme.

Il suono di per sé stesso, quindi, fornisce una parte importante dell’energia necessaria ad accedere alla dimensione sacra, mentre la parola che vi è aggiunta, se di grande valore significante, procura l’ambiente favorevole alla attivazione di una dinamica mirante ad una determinata evocazione.

Una buona definizione di preghiera è: modello di questa funzione acceleratrice. Una delle sue componenti, il suono, è fonte di energia, l’altra, il fraseggio, crea l’atmosfera propizia al raccoglimento.

Ogni suono emesso male perde il proprio carattere sacro e diventa simile a quelli che scaturiscono durante le lezioni di canto in cui un allievo principiante è assegnato a un professore ignorante e poco scrupoloso. I guasti non si fanno attendere, provocando dei danni a livello della laringe, alterando la voce e inducendo numerosi problemi che attentano all’equilibrio psicologico dell’infelice discepolo.

Trasmettere il segreto della musica non consiste nel sussurrare all’orecchio dell’allievo dei fenomeni espressi in un cerimoniale senza struttura, ma nel consegnare le chiavi del Paradiso.

Naturalmente ci vogliono dei secoli per elaborare un insieme musicale prestigioso. Di fronte ad un grado di esecuzione ottimale, però, i risultati dell’ascolto sono praticamente sempre identici in tutti coloro che ascoltano. Ci si sente immediatamente più tonici e al tempo stesso la schiena si raddrizza e si raggiunge la verticalità.

Le caratteristiche comuni di questi suoni sono:
Svolgimento lineare che può essere molto ornato
Obbedienza ai ritmi cardiaci e respiratori
Abbellimento del testo accordato alla correttezza del fonema

I suoni sacri sono dunque fonti di energia. La ripetizione regolare di suoni dinamizzanti permette di calmare il rumore di fondo che agita la nostra vita vacillante. Il suono sacro può essere paragonato ad un modo energetico che provoca l’accelerazione del pensiero e trasporta là dove si manifesta l’ineffabile presenza della vita.

È vero che spesso si dispone di poche informazioni ed è con i propri mezzi che si cerca di accedere alla musica. Sarebbe molto utile poter suggerire la disposizione di spirito più propria, infatti anche i minimi dettagli riguardanti la postura corporea o l’atteggiamento mentale hanno la loro importanza.

Per riassumere , diciamo dunque che non ci sono suoni sacri in sé, ma delle sonorità che, grazie alle loro qualità di emissione, generano una energia sufficiente perché il cervello possa sostenere una dinamica metafisica.