La differenza tra letteratura e poesia sta tutta nella tecnica di raccolta dei dati. L’azione in causa qui è la mitologia comparata, il luogo in cui si svolge, con modalità leggermente differenti una volta compresi i tempi ed i luoghi, la comunicazione fra gli uomini e le schiere angeliche. La poesia, a differenza della letteratura nella quale sono i dati a venir comparati, in un gioco di corrispondenze che può dare luogo ad una splendente azione creativa fatta però solo di continui rimandi, si occupa direttamente della costruzione di mondi. Nell’azione creativa, nella mitopoietica, nella ridefinizione continua di ciò che il luogo in cui viviamo è, gli angeli stanno in silenzio, invidiosi. Per costruire e ricostruire incessantemente il mondo è l’energia umana quella che fa tutta la differenza.

Queste registrazioni urtarono la mia fragile sensibilità di adolescente scardinando una volta per tutte il desiderio di una pacifica composizione personale. In queste delicate tessiture arcaiche, prodotte approssimativamente e senza “tecnica”, c’era per me il disvelamento del significato stesso del verbo, della funzione primigenia del discorso. Come un uccello sul filo, come un ubriaco in coro di mezzanotte. In realtà ci sono voluti almeno altri dieci anni perchè io mi potessi permettere di cogliere la portata effettiva di questo spettrale lavoro, per connettere i punti che mi permisero di assimilarlo al suo reale pantheon.

In queste improvvide meditazioni su lavori che certo non hanno bisogno di commenti o di spiegazioni, e che servono solo a lucidare la mia memoria ad uso personale, non c’è una scala di valore nè tantomeno di gerarchia. Il lavoro dell’uomo occidentale nel XX secolo non è una pietra angolare in nessuna storia dell’umanità, per quanto mi riguarda molte delle opere più celebrate da questa stessa civiltà nemmeno scalfiscono l’irrilevante brusio che distingue tonalmente il contributo globale dell’europa post industriale. Queste cui alludo sono le eccezzioni su cui mi permetto di poggiare il mio melanconico pensiero, le piccole cose arcane e stupende su cui si posa la mia speranza.

Una cosa so: nel mondo che ancora in questi giorni si sta formando, la necessità consiste di minimi elementi costitutivi di una cultura umana che possa trascendere le orribili immagini più diffuse, e che possano invece sostenere la connessione fra l’essenza degli uomini e quella del pianeta, dell’universo intero. Che per realizzarsi ha bisogno della nostra attenzione.