Quando pensiamo alla musica contemporanea, nei suoi diversi stilemi, ma soprattutto allo spirito che la pervade quando essa si può definire realmente tale, emergono modi formali stabilizzati, sentimenti meno prevedibili ed anche molte speranze, perché questi anni sono densi di promesse. Ma oltre a questo sono i modelli di sviluppo possibili, le forme che esistono ancora solo in potenza, le splendenti entelechie di una realtà ancora solo virtuale a tentare di più la nostra capacità immaginativa. La musica del futuro è probabilmente la promessa maggiormente presente nella nostra vita quotidiana, la più rapidamente raggiungibile.

Il prodotto industriale del futuro è forse un clima, una atmosfera, un ambienza che faciliti, renda fluida e scorrevole la disposizione umana più pregna di speranza: la comunicazione. La vera domanda che si pone sul mercato riguarda modi di esistenza e di percezione più “leggeri”, meno legati all’accumulo di beni ed alla ammortizzazione dei costi. È probabile si debba ragionare molto di più in termini di qualità ambientale e di solidarietà contingente, piuttosto che di produzione di beni e servizi. I nuovi modelli di impresa virtuale che adesso esistono in molti sistemi di produzione delle comunicazioni sono esempi semplificati del potenziale sistema di rete, basato su nodi informativi, che la società sembra diventare spontaneamente. La qualità di vita in relazione con il proprio ambiente ottiene stimoli vitali dai processi di comunicazione migliorati.

Ed il miglioramento dei processi espressivi non può prescindere da una più efficiente, pulita, meno dispersa capacità di percezione.

Ciò a cui stiamo mirando, in queste brevi considerazioni, è il delineamento, la visione delle molte musiche possibili che stanno per entrare nel nostro mondo, perché la comprensione del linguaggio contemporaneo in quanto tale è la condizione essenziale per la comprensione del mondo cui dobbiamo appartenere. I mezzi attraverso cui tutto questo cessa di essere impossibile per diventare soltanto difficile devono necessariamente andare oltre gli usuali mezzi di informazione e di intrattenimento, verso una partecipazione attiva alla costruzione e all’uso dei modelli linguistici più appropriati.

Le architetture sonore, le strutture che prendono forma intorno alle nostre orecchie, ai nostri corpi e ai nostri cuori sono il nostro ambiente profondo, probabilmente l’unico ambiente oggettivo in cui possiamo imparare direttamente la natura del mondo che cambia. Ci si chiede facilmente dove sono gli antichi valori della nostra civilizzazione, la famiglia, il valore di scambio, l’educazione intellettuale, emotiva e fisica ritmate e modellate sugli ideali stabili della tradizione. Ma questa domanda trova risposta solo nel suono che ci circonda, nelle immagini di cui ci nutriamo, molto prima che nei modelli comportamentali indicati come “morali”.

È il linguaggio dell’arte, della musica come dell’architettura, che muta incessantemente e rende obsoleti, perfino irrisori, i più diversi sistemi di valori. Come se la memoria comune dell’umanità fosse poggiata su una dimensione molto più oggettiva di quanto gli organismi dominanti possano voler intendere. La realtà è musicale e la musica può essere praticata in modo semplice ed economico su base semplicemente quotidiana. La costruzione immateriale implicita nell’atto musicale rimane perciò lo strumento fondamentale di progettazione della realtà personale, familiare, microsociale. Così per i suonatori come per gli ascoltatori.