Potremmo insieme immaginare di muoverci verso la conquista di un ambiente sonoro più equilibrato, più adatto alla rieducazione sonora che desideriamo. La costruzione di un ambiente di riferimento, per così dire di decostruzione delle abitudini percettive, specie delle più usuali, per ottenere una specie di ecologia dell’orecchio, della voce, del corpo, e che richiede la presenza di un elemento essenziale, raro, prezioso: il silenzio.

Insieme possiamo progettare il mezzo che chiamiamo la definizione di contesto: un progetto che riguarda la teoria del campo, della forma e della percezione, il cui scopo è la costruzione di un ambiente possibile ma non necessariamente ad imitazione di uno esistente.

La costruzione di un contesto deve corrispondere a qualità che sono nel loro insieme semplicemente musicali, perciò non può essere arbitraria. Le caratteristiche tecniche di un ambiente risonante determinano timbro e ampiezza dell’evento, sono in qualche modo intonate e corrispondono a norme acustiche, quello che ci interessa è in quale modo determinino la qualità dell’esecuzione prima e dell’ascolto poi.

Non è solo la progettazione della sala professionale però quello che ci interessa, ancora di più è lo speciale, peculiare carattere di uno spazio architettonico ad attirare il nostro interesse: le sue qualità complesse, a volte “sbagliate”, possono essere molto attraenti. Normalmente l’intera esperienza sonora è determinata dal contesto ed è molto interessante che le caratteristiche impreviste diano luogo a sonorità difficilmente ripetibili. È altrettanto vero che si può perdere molto tempo in un ambiente poco musicale.

Cominciamo una conversazione in cui ho molto da imparare e ancora di più da mettere in ordine. Non c’è molto da commentare ma tantissimo da aggiungere. Datemi una indicazione su dove guardare.

Suoni e Abitazioni
Progettare il silenzio
L’Architettura Risuonante

Ascolto Immaginario

Udire è come mangiare la musica Ascoltare è come digerirla
Il prodotto industriale del futuro è una atmosfera
L’artista è un ponte fra il possibile, l’impossibile e l’attuale
Quello che sentiamo è la qualità del nostro ascolto.

La Realtà è Sonora. Ogni fenomeno percepibile è un fenomeno vibratorio, dà luogo cioè ad una oscillazione, ed il nostro sistema percettivo è fondato sulla vibrazione. Solo quello che muta è avvertibile, solo le variazioni di ampiezza, frequenza e velocità sono avvertite come esistenti. Ciò che è immobile, è cioè privo di moto relativo, ammesso che qualcosa di simile nell’Universo esista, non è percepito.

Possiamo descrivere la natura di un fenomeno sonoro in tre modi essenziali:

  • La sua ampiezza, che potremmo definire rilevanza, ma anche intensità, e pure aggressività.
  • La sua frequenza, che potremmo definire altezza ma anche carattere, peculiarità, e pure capacità di penetrazione.
  • La sua qualità cromatica, che consiste della sua composizione armonica, tipica della natura del materiale che la produce, che comprende una miriade di microfenomeni interconnessi, interdipendenti.

La musica è la modulazione, l’estensione, l’organizzazione del suono, cioè dei tre elementi indicati, nel tempo. Una buona musica, una buona struttura, qualunque buon sistema è l’organizzazione di questi tre elementi nel tempo, il contesto che ci permette di percepire la variazione, quindi l’esistenza di qualunque oggetto organizzato, sia in modo organico che inorganico.

Possiamo definire la qualità definitiva di un oggetto eventuale in tre modi essenziali:

  • Fisico, investigando la ripetibilità dell’evento, in una dimensione oggettiva nei limiti delle nostre conoscenze.
  • Fisiologico, osservando con cura come siano strutturati gli organi percettivi umani in generale, e quelli nostri individuali in particolare, sia in senso sensibile che sensitivo.
  • Culturale, riferendoci, consciamente o meno, alle nostre categorie esperienziali, intellettive, pratiche.

Se fondiamo la nostra esperienza sui modi e sugli oggetti della musica questo significa che possiamo percepire un evento, per esempio una semplice nota, in modi molto differenti:

  • Possiamo analizzarne frequenza e ampiezza, data la nostra sofisticata dotazione tecnologica, in modo molto preciso. Riferendoci alla componente fondamentale e riducendo l’investigazione ad una semplice sinusoide teorica, possiamo identificare frequenza (in Hertz) e ampiezza (in decibel). Più complicato, ma sempre possibile con un calcolo matematico (la trasformata di Fourier) facilmente eseguibile dal nostro computer, determinare con una esattezza notevole le componenti armoniche.
  • Possiamo intuire facilmente una frequenza relativa, anche se è impossibile stabilirne una assoluta, cioè possiamo comprendere un intervallo ma solo in relazione ad una nota data. Possiamo sentire piacere o fastidio ad una certa intensità di suono ma solo in relazione al contesto, alla rumorosità dell’ambiente, all’intensità dei suoni che hanno preceduto l’evento osservato, alle condizioni del nostro orecchio interno in quel momento e normalmente, alla nostra età e salute generale.
  • Possiamo cercare nel nostro archivio storico, ideologico, nella nostra pratica quotidiana, a che cosa l’oggetto in questione corrisponda, ed essere capaci o meno di ricondurlo alla nostra esperienza. Quelli di noi che sono maggiormente istruiti non faranno troppa fatica a riferirsi alle convenzioni, altri sentiranno le relazioni della nota con l’ambiente, con l’emittente, con le note che l’hanno preceduta in modo emotivo, o sentimentale, altri ancora avvertiranno stridore, fastidio, gioia o pace.
  • La definizione di un ambiente musicale composto è costituita di diversi fattori interrelati: se melodia e ritmo determinano una reazione psichica immediata e forte, e la capacità del musicista consiste della modulazione magistrale di questi due elementi, molte complessità sono introdotte dalla struttura armonica, dai timbri scelti, dall’andamento globale nel tempo.

    Noi qui ci occupiamo pure di tutte le altre complessità relative al contesto in cui la musica ha luogo: dalla considerazione primaria sulla musica riprodotta intesa come comfort casalingo privato ed anche esageratamente intimo, ai modi della produzione editoriale in studio di registrazione, fino all’architettura sonora, vagamente ignota quanto antica ed evoluta.Le condizioni in cui veniamo esposti alla musica sono le condizioni in cui ci troviamo a vivere, imparare e godere.

    La gioia che proviamo nell’ascolto è relativa alle condizioni in cui ci troviamo, alla ricerca di una definizione delle condizioni corrette dell’ascolto dei suoni del mondo. Il nostro dovere di ascoltatori è il dovere di abitare un mondo più chiaro e pulito.Le caratteristiche fisiche che percepiamo sono un ambiente psichico di cui dobbiamo curarci.

    Nel momento in cui ci poniamo all’ascolto, e questo riguarda gli artisti esattamente come chiunque di noi, siamo responsabili del sostegno alla struttura pratica in cui siamo entrati. Per responsabilità dell’ascoltatore intendo almeno la metà dell’evento rituale che ha luogo, chè la musica ha bisogno di orecchie per entrare nel mondo.

    Tuning of the world - R. Murray Schafer
    The Recording angel - Evan Eisenberg
    Ways of listening - Eric F. Clarke

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    L’ambiente all’interno del quale ascoltiamo la musica è l’ambiente psichico nel quale ci troviamo a vivere. All’interno di questo ambiente molti fenomeni sono inudibili, nelle ampie zone d’ombra della nostra consapevolezza nuove forme di vita stanno prendendo forma. Il rigoglio vitale, che nella musica è incessante, si svolge, qualche volta nostro malgrado, proprio in quelle zone trascurate, oscure, invisibili che compongono la maggior parte del nostro mondo.

    La nostra coscienza critica si sforza di stabilire che cosa sia parte del nostro mondo, del mondo che scegliamo e ridefiniamo ogni giorno. La nostra è una resistenza vigile qualche volta, altre volte la distrazione ci impedisce di fare resistenza all’emersione di nuovi fenomeni. Un fenomeno destinato a durare è quello che si è svolto nonostante la resistenza, naturale e culturale, da noi opposta. Forse i nostri motivi sono minori rispetto al fenomeno, oppure gli stessi motivi cedono nel tempo.

    Ciò che dà corpo alla musica, all’insieme di suoni organizzati ed armonici che compongono il nostro panorama auditivo, è la stessa forza che dà corpo alla vita. L’inesorabile pulsione erotica che deriva dalla presenza di questa forza genera una vitalità incontenibile, alla quale dobbiamo fare spazio. Nel mondo, nella città, nell’edificio in cui la nostra vita si svolge, la mutazione è incessante, ingovernabile, spesso incompresa. E’ una evoluzione nell’ombra.

    La nostra consapevolezza, l’intera coscienza percepita e comprensibile, si trova a volte a dover compiere uno scarto nel tempo. In quel momento non solo i fenomeni più nuovi sono percepiti come inevitabili, ma a volte restiamo immobilizzati a chiederci come mai avremmo desiderato evitarli. La novità, in musica, consiste soltanto della mutazione di questo contesto, consiste solo della nuova qualità della nostra percezione, cambiata nostro malgrado.

    Gli edifici, come il cibo, i vestiti e qualunque altro oggetto di scambio, sono strumenti della messa in comune di valori e relazioni che chiamiamo società. Gli apparecchi meno materiali, come le parole e la musica sono spesso oggetto di tentativi di manipolazione in malafede e portano a volte il segno semantico di questi tentativi. Gli edifici, dei quali la manipolazione disonesta è chiaramente visibile nel tempo, possono essere, nel tempo, più chiari di qualunque discorso.

    All’interno di un edificio organicamente immaginato, inorganicamente realizzato, si possono a volte venire a creare equilibri di rara grazia e bellezza. Questi equilibri, che nutrono e vengono di ritorno nutriti dalla abitazione umana, nel tempo assumono tratti di qualità inottenibile altrimenti. Un semplice oggetto di qualità si conserva nel tempo, e si da modo, esso stesso, di entrare in questo circolo virtuoso. La musica, come la vita, entra negli spazi di qualità umana, vi risuona e si perpetua.

    Corrispondenze Simpatiche

    Tensione e Rilascio

6 Commenti

  1. caro Di.,

    la qualità media dei tuoi scritti è sbalorditiva.

    già dirlo la sminuisce, ma se c’è qualcosa che io so di dover dire, beh, la dico.

    ti va bene, ti è indifferente, o non vuoi che segnali anche remitur ?

    continua ad aver cura di te

    a warm, firm blessing

    valerio

  2. io di musica non so niente,
    se fai il mio mestiere
    non ne hai bisogno

    Elvis Presley

  3. molto interessante, sia lo scritto che il blog.

    provo a suggerirti qualche piccolo spunto:

    http://www.sands-zine.com/archivioart.php?id=204
    http://www.phonography.org/
    http://www.soundtransit.nl/

  4. Stavo cercando di trovare qualcosa sulle idee musicali di John Cage, per me un grande maestro; mi sono imbattuto per caso in questa bella pagina. Sono stato fortunato! Vuoi un suggerimento: http://www.maurograziani.org/

  5. oh, well!

    ordinato a dovere, per lettura nel tempo…

    bravo ekta, buoni anni a te!

  6. interessanti le tue analisi, ti invito a visitare il mio sito
    a presto
    antonio de luca

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