energee3
logo stamptoscana
Edizioni Thedotcompany

Biblioteche, “No alla reinternalizzazione pagata dai lavoratori” Breaking news, Cronaca

Firenze – La domanda è: perché il Comune vuole fare a meno di figure professionali formate e competenti, formatisi nel servizio biblioteche e archivio, dentro a quei servizi che, dopo avere esternalizzato, ora vuole reinternalizzare? E perché, a differenza di molti Comuni (Bologna e Torino in primis) e nonostante deroghe al regolamento già concesse per altre categorie di lavoratori, non si confronta sulla possibilità di mettere in campo deroghe per avere premialità bnei concorsi anche per bibliotecari e archivisti, che hanno mandato avanti in questi ultimi decenni il servizio?

Un interrogativo che, dopo almeno cinque anni di lotte e confronti, ancora non è stato sciolto, tanto che anche stamattina i Biblioprecari (la definizione completa sarebbe Archibiblioprecari) si sono ritrovati in piazza della Signoria, sotto le finestre di Palazzo Vecchio, per protestare contro  “l’incomprensibile chiusura del Comune”.

Quanti sono?  Un centinaio di persone, che vuol dire un centinaio di famiglie; gente che ha imparato anno dopo anno, e sempre comunque con la spada di Damocle sulla testa del nuovo appalto e della possibilità non del tutto certa di tornare al lavoro, il difficile e bellissimo mestiere della biblioteca e dell’archivio. Talmente preparati e competenti che il servizio è a tutt’oggi un fiore all’occhiello di Firenze.

Giuseppe Cazzato, Cobas

“Il Comune rifiuta di incontrare i lavoratori e le rappresentanze sindacali dei lavoratori – spiega Giuseppe Cazzato, sindacalista Cobas, ormai “storico” della vicenda – per cui è chiaro che abbiamo dovuto prendere la decisione di tornare in piazza. Non è certo un divertimento per noi, e ai lavoratori la giornata di sciopero costa, ma restava l’unica risposta possibile da dare. Specialmente dopo la grave decisione del Comune di non presentarsi in prefettura per esperire la necessaria procedura di raffreddamento e scongiurare lo sciopero. Le motivazioni comunicate sia nella nota stampa sia nella risposta dell’assessore Giuliani in
consiglio comunale, sono offensive per i lavoratori. Dichiarare che il Comune non si sente tenuto a presenziare al tavolo in prefettura perché lavoratori che mandano avanti i servizi bibliotecari da oltre 15 anni non sono dipendenti dà il segno della distanza di quest’amministrazione dai problemi del mondo del lavoro”. Una posizione insostenibile, secondo il sindacalista, che continua: “Per le questioni che stiamo sollevando, che interessano scelte in capo alla committenza, di norma le amministrazioni pubbliche partecipano al tavolo convocato dal prefetto per cercare di risolvere il conflitto, anche perché i disservizi che potrebbero nascere per le conseguenti azioni di lotta interessano i servizi pubblici, nel nostro caso le biblioteche comunali”.

Tutto cominciò nel 2019, quando l’allora Assessore alla Cultura Sacchi comunicò ai rappresentanti sindacali dei lavoratori l’intenzione di procedere ad una reinternalizzazione dei servizi bibliotecari ed archivistici.  “La vicenda ha vissuto 2 momenti – ricorda Cazzato –  il primo caratterizzato dalla presenza della parte politica e di momenti di confronto che avevano portato all’impegno da parte dell’Assessore Sacchi a valorizzare la professionalità e le competenze del personale dell’appalto nelle procedure concorsuali propedeutiche alla reinternalizzazione e un secondo momento caratterizzato oltre che dalla totale assenza della parte politica e di momenti di confronto con la parte sindacale di una tutta una serie di azioni unilaterali che hanno generato forte preoccupazione nei lavoratori e che a nostro avviso possono precludere alla perdita di posti di lavoro e al decadimento di questi servizi”.

“Quando il Comune – ricorda il rappresentante sindacale – annuncia la volontà di procedere con la reinternalizzazione e investirà in nuove assunzioni, dimentica di dire che per queste assunzioni non ci sarà nessun nuovo investimento, saranno a costo zero, compensate dalla riduzione dell’appalto e quindi sulla pelle dei lavoratori che con questa riduzione perderanno il posto di lavoro. Si manderanno a casa lavoratori con una formazione ultradecennale che ha comunque rappresentato un costo sopportato dal comune e dunque dalla cittadinanza,  in quanto nel capitolato d’appalto una quota del costo del lavoro è destinata alla
formazione, e quindi si tratta di lavoratori formati anche col denaro pubblico, che vengono mandati a casa. Dunque: operazione a costo zero, con annuncio di assunzioni che, con queste modalità, porterà un decadimento del servizio almeno nell’immediato. In assenza di un forte impegno della parte politica dopo l’abbandono dell’assessore Sacchi, chi sta portando avanti il disegno di reinternalizzazione resta la dirigenza che affronta la questione solo dal punto di vista
tecnico ed ha opposto ragioni tecniche a soluzioni di tutela e salvaguardia dei posti di lavoro. Davanti a certe esternazioni rimaniamo sbalorditi: quando si dice che non è possibile in sede concorsuale premiare l’esperienza di questi lavoratori, si dicono cose non vere. Ci è stato richiesto di fornire un parere tecnico sulla
questione, che abbiamo fornito tramite uno studio legale fiorentino, che riguarda la possibilità di inserire nel regolamento concorsuale la valutazione di titoli di servizio anche qualora non svolti all’interno della pubblica amministrazione. Il parere è risultato positivo: si può fare. Ma di tutto questo non c’era bisogno, come non c’era bisogno dell’esempio di altri Comuni, Bologna, Torino, dove è stata praticata, negli stessi servizi, la valorizzazione richiesta dell’attività pregressa. Il nostro regolamento già lo prevede per alcuni profili, se è stato possibile farlo in passato lo si può fare anche per i bibliotecari – continua Cazzato – abbiamo esempi virtuosi, avvenuti ad esempio ai tempi della giunta Domenici, in cui in situazioni analoghe (reinternalizzazione dei cimiteri, ndr), dopo un confronto sindacale, la giunta ha apportato modifiche al regolamento comunale, quello ancora in vigore, che prevede ben 15 punti per le categorie operaie e un’ altra forte valorizzazione dei titoli di servizio è prevista per il profilo di Funzionario Giornalista, valutabili fino a 10 punti”. Dunque, il percorso è arduo ma si può fare e soprattutto è già tracciato da esperienze consimili e pregresse. “Allora, perché questa assenza della politica, con conseguente briglia sciolta al “potere
amministrativo?”.

Stefano Cecchi, Usb

Il punto alla fine, non cambia: l’internalizzazione intrapresa da Palazzo Vecchio, con queste modalità rischia di trasformarsi in “un bagno di sangue” per i lavoratori degli appalti. “Sono mesi che cerchiamo un confronto su questo – spiega Stefano Cecchi, storico leader Usb, che anch’egli accompagna la vertenza dalla nascita – sappiamo bene che nella Pubblica amministrazione si entra solo per concorso (a parte alcuni casi previsti dalla legge, ma temporalmente limitati, ndr), però, dal momento che qui abbiamo un problema di persone che da vent’anni, diciassette, sedici, pur con la modalità dell’appalto, mandano avanti servizi comunali con successo, bisogna costruire un passaggio che permetta il riconoscimento della professionalità che hanno svolto. Faranno sicuramente il cocnorso, ma dovrà essere riconosciuto loro il servizio svolto all’interno della Pa. Ci vuole però chiarezza da parte dell’amministrazione, anche perché a febbraio scade l’appalto, è anche ipotizzabile che possa essere rinnovato per altri venti mesi. Con che quota di fondi verrebbe rinnovato? Se i fondi non sono sufficienti, perché qualche nuovo assunto è stato inserito, qualcuno rimane col cerino in mano. L’amministrazione non può più rimandare questa partita”.

D’altro canto, per qualcuno questi lavoratori non sono “tutelabili dal comune perché non sono assunti direttamente dal comune. “E’ l’ora di finirla – dice Cecchi – per chi hanno lavorato finora? Tanti annifa, incomune c’erano 7.500 perone, assunte, che mandavano avanti la macchina dei sevizi e altro. Ora ce ne sono 4mila. Gli altri 3mila dove sono? Sono nelle ditte in appalto, ma lavorano sempre allintenro dell’amministrazione, con meno diritti, meno salario, meno tutto, almeno, quando si fa un concorso per la reinternalizzazione, si consideri il lavoro svolto in questi anni. Inoltre, c’è anche il precedente del 2007”, ovvero, come ricordato sopra, la vicenda dei servizi cimiteriali, che versavano nelle stesse condizioni dei biblitecari e archivisti. “Ci vuole però la volontà politica”.

In quanti rischiano, sui cento che prestano servizio, è un po’ un rebus, visto la presenza di molti part time. Un nuovo assunto a tempo pieno può far saltare due-tre operatori attuali. Di fatto, rischiano tutti.

Una giovane operatrice, Mariangela, racconta la sua storia. “Ho cominciato a svolgere questo lavoro nel 2003. Avevo svolot altri servizi precedenti importanti, presso le Belle Arti, ad esempio, e vorrei avere un po’ di tranquillità. Ciò che vogliamo, è il nostro posto di lavoro, guadagnato sul campo in anni di onorato servizio. Si tratta di un diritto costituzionale e anche per l’amministrazione di un buon ritorno di quello che sono stati gli investimenti economici degli anni pregressi e anche attuali, perché siamo, ad oggi, un personale formato e professionalmente mandiamo avanti le biblioteche della nostra meravigliosa città. Il prestigio si costruisce attraverso le maestranze, e sono le persone che fanno la biblioteca”.

Ma se davvero l’introduzione nel procedimento concorsuale di una valorizzazione dell’esperienza guadagnata sul campo dai lavoratori è possibile, come sostengono legali, sindacati, esempi di anni pecedenti e comuni che lo hanno attuato, la reinternalizzazione non rischia di essere vista come un modo per disfarsi di lavoratori competenti ma scomodi?

“La priorità – dice Maria Grazia Sicari, segretaria regionale Organizzativo della Uil Toscana FPL – è quella di limitare questo meccanismo assunzionale in modo da non far finire sulla strada questi lavoratori; poi ,se si deve fare un progetto di reinternalizzazione, bisogna trovare il modo di lasciar loro clausole di salvaguardia, o dargli la possibilità di evitare la prova preselettiva, ovvero avere un punteggio aggiuntivo quando fanno il concorso;  bisogna, è necessario, trovare delle modalità più serie dei due punti vigenti ora, che sono risibili. Una modalità utilizzata spesso, quando si trovano insieme persone dello stesso ente in una procedura concorsuale, è quella di evitare almeno la prova selettiva per chi già ha lavorato o lavora nell’ente in questione. Ciò non esclude, successivamente, anche di riconoscere un punteggio che valorizzi la professionalità,acquisita sul campo”. Di fatto, conclude la sindacalista, “chiediamo il confronto, quello promesso dall’ex assessore Sacchi, che, una volta andato via lui, non abbiamo più avuto”.

“Davvero cento lavoratrici e lavoratori non meritano risposte? Lo chiederemo lunedì in aula con una domanda di attualità – dice Dmitrij Palagi, consigliere comunale, presente al presidio – Sottolineiamo l’importanza che l’utenza e la cittadinanza siano parte di questa mobilitazione: perché le biblioteche sono uno dei pochi presidi istituzionali di socialità a cui accedere senza dover pagare”.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »