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Guerra in Ucraina: gli Stati Uniti tornano in Europa Opinion leader, Politica

Firenze – Giuseppe Sarcina, per anni corrispondente da Bruxelles e dagli Stati Uniti per il Corriere della Sera, sottolinea nel suo nuovo libro Il mondo sospeso. La guerra e l’egemonia americana in Europa come lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022 abbia portato il mondo in bilico tra il rischio di una lunga guerra e una pace complicata. Come il 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, il 2001, anno dell’attentato alle Torri Gemelle, il 2011, anno delle Primavere Arabe, il 2014, anno della prima guerra in Crimea e il 2020, anno dell’inizio della pandemia da Covid-19, il 2022 verrà ricordato da tutti come un «annus horribilis», un anno nel quale un paese sovrano, la Russia di Vladimir Putin, ha attaccato militarmente un altro paese sovrano, l’Ucraina di Volodymyr Zelensky.

Naturalmente è sempre un problema di narrativa storica, così per invadere l’Ucraina Putin ha convinto il suo popolo facendo leva sul motto «l’Occidente ci odia» e non lascia liberi gli Ucraini che parlano russo, allo stesso modo in cui Hitler, a suo tempo, convinse il suo di popolo a fare guerra al mondo intero smembrando quella Cecoslovacchia la cui regione dei Sudeti, sosteneva il dittatore, traboccava di abitanti di cultura tedesca.

Le parole del generale statunitense Herbert Raymond McMaster la dicono lunga sull’atteggiamento di Putin sottolineando nel suo ultimo libro (Battlegrounds, The Fight to Defend the Free Worl, Harper Collins, 2020) come l’oligarca sanpietroburghese sia simile a un contadino invidioso della mucca sana, florida, produttiva del vicino, un contadino che per anni ha vissuto, e si è lacerato, nel risentimento, nell’astio, nell’odio per la sua incapacità di saper allevare, anche lui, un capo di bestiame all’altezza della concorrenza, come di norma dovrebbe succedere nelle società aperte e democratiche. Se infatti il contadino di McMaster prende la sua decisione e ammazza quell’animale così opulento (perché è soltanto in questo modo che può porre fine alla sua sofferenza) così Putin ha invaso l’Ucraina, e quindi la «mucca» della storiella, senza pensare che a differenza del bovino di turno l’Ucraina non vive in un campo isolato, è seduta su un letto di gas, è piena di terre rare, è posta alle porte dell’Europea.

Sarcina ci offre dunque una lettura attenta e complessa della crisi che il mondo sta vivendo, e lo fa da un osservatorio privilegiato, quello dello Studio Ovale della Casa Bianca, dove il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, prende quotidianamente decisioni che hanno ripercussione su un mondo sempre più incerto, insicuro, sospeso. E le prende insieme a Antony Blinken, Segretario di Stato, a Jack Sullivan, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, a Lloyd Austin, Segretario alla Difesa, sempre in linea con quel «Engagement and democratic enlargment» che nel 1993 Bill Clinton presentò all’Assemblea delle Nazioni Unite.

La narrazione di Sarcina si basa quindi su fonti primarie e sottolinea per tutta la narrazione come la mossa di Putin abbia creato l’effetto opposto a quello sperato. Se infatti l’ex funzionario del KGB pensava di annettere il Donbass con una guerra lampo adesso l’Europa è tutta intorno alla NATO (North Atlantic Treaty Organization), tant’è che al 18 Maggio 2022 avevano chiesto di entrare in questa organizzazione istituita il 4 aprile 1949 altri 5 paesi cruciali per la stabilità dell’Europa, ossia la Bosnia l’Erzegovina, la Georgia, la Svezia, la Finlandia e, guarda un po’, l’Ucraina.

E ci ha fatto ricordare quanto sia importante la diplomazia, di cui ha parlato a più riprese, e con ponderatezza, Papa Francesco, anche se all’indomani degli eccidi di Bucha, quelli del marzo del 2022, il teorema Merkel secondo il quale i commerci con i russi avrebbero smussato le tensioni con il Cremlino è miseramente fallito. Prima o poi bisognerà però iniziare un dialogo per richiamare ciascuno alle proprie responsabilità, riunirsi intorno a un tavolo, avviare negoziati affinché capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, concordate, giuste e stabili. Ciò che sta prevalendo è però l’idea di andare fino in fondo, di vedere l’Ucraina abbandonare la strategia della difesa per abbracciare l’idea del contrattacco, di costringere Putin a negoziare da una posizione di estrema debolezza. E se tutto questo avvolge sempre nel mistero la soluzione a questa sanguinosa crisi l’unica speranza è pensare che quando questa crisi finirà saranno i giovani a tracciare la via, perché è soltanto con l’entusiasmo e la spinta ideale dei giovani che si potrà riempire di nuovo il mondo di speranze nuove.

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