Archivi Categorie: televisione

Di fronte a King Crimson sul palco le nostre difese crollano, il cinismo dietro al quale ci nascondiamo cessa di essere una opportunità decente: King Crimson ci commuove. Il semplice quartetto qui rappresentato è l’ultima delle configurazioni incarnate a sostenere il verbo, quella responsabile della produzione di “The power to Believe”, disco che rappresenta una importante inversione rispetto al rude e confuso “The construktion of Light”.

Sono tutto sommato poche le bande rappresentate male su disco come questa. In fondo l’ambiente ordinato delle sale di ripresa giova perlopiù, sia ai novizi che agli anziani, in termini di chiarezza espositiva e forma, anche se non certo in termini di energia e portanza. Questo dischetto serve a compensare gli sfortunati esclusi da un tour denso di meraviglia e splendore.

La ripresa sul palco di qualunque organismo rock non aggiunge nulla e toglie molto di solito, qui non abbiamo scelta: non c’è alternativa meno compromessa, non c’è documento più preciso.  Questi quattro giovanotti, armati fino ai denti e pericolosi, vanno accettati come sono: i più formidabili araldi di qualunque rock music a venire. La loro presenza scenica, estremamente seria e mai solenne, serve da punto di riferimento per orientare in una forma musicale che ha esaurito ogni spinta implicita, che necessita di una infusione vitale improbabile ma potente come questa per essere ancora percepibile. 

Non è affatto una meditazione sulla vita e l’opera di Scott Engel, l’uomo che abbandonò una inaccettabile vita da popstar per affrontare ciò che doveva essere fatto invece di ciò che gli veniva chiesto, questa. Questa è una meditazione sulla funzione, sul senso e sul motivo del fare musica innovativa in un qualunque futuro.

E si parla di uomini incomprensibili, troppo complessi e occupati, che del linguaggio melodico si sono fatti strumento, in un processo di definizione della realtà che è in atto. Lontano dalle esigenze del mercato di massa, dalle false comodità di una musica fintamente popolare, in un luogo oscuro che ha bisogno di sforzi continui per essere illuminato.

E’ un po’ buffo sentire David Bowie o Brian Eno parlare di Scott come di un esempio inarrivabile, ma il fatto è che certe scelte di opportunità non sono alla portata di tutti. La testimonianza di disagio e marginalità forzata appare stranamente lucida e promettente oltre che eroica, in una sorta di buon esempio per i disperati.

E’ molto raro poter ascoltare le icone pop che dicono la verità. La televisione è un luogo in cui la verità appare inopportuna, di cattivo gusto, ed è solo in alcuni illuminanti attimi che si può intuire quel che potrebbe essere se non fossimo tutti così drammaticamente manipolabili.

Non credo ci sia un modo facile di entrare nello spazio che un musicista occupa quando assume come modo pratico l’improvvisazione. Noialtri pubblico superficiale, e anche quelli di noi che lo sono meno, osservano da fuori, accolgono riflessi, tentano di procedere per esempio. Jarrett vive in una dimensione davvero estranea al contemporaneo modo di sentire dell’uomo di massa. Suo strumento è il suono, la composizione melodica e ritmica ed armonica che riesce a trarre dal suo strumento.

Una normale o forse superiore preparazione accademica, una normale o forse superiore disposizione alla vita, al cibo, alla esistenza domestica, non sono sufficienti per affrontare tale dimensione. In questo breve e stupendo documento, Keith Jarrett, come in una benedizione, tenta di rendere leggibile, percepibile, il suo naturale percorso. Io non ho idea di quale sia la qualità che un regista televisivo deve portare nella sua azione, non so quale livello di comunione ci debba essere fra chi pone le domande focali e un uomo di questo livello di intensità, certo, qui, questa qualità è stata perfettamente usata.

Tentate di abbandonare il modo usuale di ascolto e visione e ponete la migliore attenzione al tono usato, seguite l’azione ed il gesto di quest’uomo il quale genio feroce si trova sempre ad una spanna, a volte dentro l’inquadratura.