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L’attitudine mistica impone una apertura che solo un linguaggio astratto dal corso della storia e dal mondo rende possibile. La stupefacente poesia islamica medievale, tratto favorito da filosofi e matematici, ha reso possibile che intuizioni profonde ed utilissime attraversassero i secoli, leggibili e comprensibili per chi sappia leggere.

L’opportunità che Nusrat Fateh Ali Khan ci ha dato, attraversando lo spazio che noi abitiamo, offrendoci una meditazione cantata che possa avere luogo davanti ai nostri stessi occhi, e orecchie, non ha precedenti nell’età moderna, in occidente. Non certo per il pubblico ampissimo aperto ora al suono del mondo, incantato e svuotato dalla presenza di una azione mistica familiare.

I temi melodici, preparati lentamente da una improvvisazione di gruppo, non sono nel canto qawwali affermazioni esplicite, ma procure estatiche piuttosto, evoluzioni alla ricerca dell’espressione massima, estrema, un offertorio sacrificale per chi ha orecchie utili ad intendere. Per tutti noialtri è la rappresentazione di uno stato della natura e della cultura umana inarrivabile.

Ascoltare Ustad Nusrat Fateh Ali Khan in persona è stato un onore che ci ha permesso di intuire la grandezza di un popolo fra i più malintesi e maltrattati del mondo. Nessun musicista che lo abbia incontrato è rimasto insensibile, Peter Gabriel, Eddie Vedder, Bruce Springsteen (con cui Asif Ali Khan ha cantato in luogo del defunto maestro in “worlds apart”) vanno ascoltati anche nella luce di questa esperienza.

L’assunto principale a motivare questo lavoro è: presentare completamente il modo di lavoro di un artista nel suo ambiente, dall’artista stesso, che usa come contesto il particolare lavoro che in un momento preciso sta compiendo, insieme ai suoi colleghi, con completezza di errori ed omissioni.

Può sembrare un po’ banale ma qui vi assicuro: non lo è. Conta molto il fatto che Daniel Lanois, l’autore, produttore ed ora editore, sia una star di prima grandezza nel nostro gioco favorito. Conta la presenza di colleghi come Bono e Brian Eno, ma anche di Brian Blade e Garth Hudson, di Emmylou Harris e Willie Nelson, di Darry Johnson e Anton Corbijn, che completano, arrotondandola per il nostro speciale piacere, questa formidabile opera.

Quello che ci ha insegnato Daniel Lanois, oltre a quel che Brian Eno ci fece e ci fa ancora vedere, è che possiamo cominciare qualcosa qui ora, con i mezzi che abbiamo, con l’esperienza e l’intelligenza che abbiamo, perchè sappiamo poco tutti quanti di quale sia il giusto modo di fare le cose. Perchè sappiamo poco del nostro spazio ma anche del nostro tempo. Tutto andrebbe investigato a modo nostro, senza ascoltare troppo ciò che si dice.

Il generale aspetto da film familiare, sgranato e vagamente inconsistente, aggiunge anzichè togliere, a causa del progressivo affermarsi di un sentimento che è familiare e che fa sembrare l’ambiente di lavoro molto simile al nostro, con la differenza di dettagli abbastanza insignificanti.

Credo che l’affermazione di pretesto possa essere sostenuta molto fortemente, credo che la generosità palpabile qui rappresentata sia l’indice, l’unico autentico indice, del successo ottenuto da questa gente, che slegata da categorie mercantili trite e convenzionali, ha dimostrato che il mercato può essere determinato dalla qualità, non solo di mezzi e metodi, ma anche di impegno ed intelligenza.

Come misurarsi con questi esseri, che sono parte di un’altra dimensione e nel contempo si muovono e camminano in mezzo a noi? In questo lavoro preciso e completo ci sono le istruzioni per farlo. La lingua angelica infatti è quasi completamente praticabile una volta assunta la virtù e l’innocenza necessarie.

Lisa Gerrard è il custode delle chiavi attuale per l’utilizzo sia in ingresso che in uscita delle porte del nostro personale purgatorio. Nessuno desidera questo compito ma grazie al cielo ci sono questi santi, potenti ed incorruttibili. Possiamo volgerci a lei, una volta realizzata la necessaria comprensione e l’inevitabile pentimento, per avere indicazioni sul nostro destino futuro.

Ogni ipotesi di lettura della realtà possiede le proprie difficoltà intrinseche. Ciascuna opzione implica uno speciale percorso di purificazione, di immersione in una sofferenza adatta a ripulire il nostro essere meno intimo e riportarlo sulla retta via. Nella voce di Lisa Gerrard si trova la compassione necessaria per aiutarci nella percezione di ciò che siamo. Nessuno si chiami cantante se privo di questa compassione.

E’ una eccentrica celestiale, questa ragazza, dotata di una musicalità d’altri tempi. Capace di togliersi dal mainstream che pure l’aveva blandita dopo il notevole successo delle canzoni contenute in questo disco, compreso uno dei duetti più toccanti di tutti i tempi, quello angelico con k.d. lang di cui anche Wim Wenders si è servito, ha continuato imperterrita a lasciarci stupefatti.

La mia preoccupazione, in queste pagine dedicate ai dimenticati, ai rimossi, agli scancellati del marketing frettoloso, è suggerire una certa qualità di impegno, ancor prima che di intelligenza e di esperienza, di cui la musica ha bisogno per venire al mondo. Ma è la voce umana che si porta via tutta la mia attenzione, tutto il mio sentimento. Jane Siberry è un incarnazione della regina di Sheeba. La sua voce può cambiare il nostro destino.

Questo speciale approccio spettrale alla canzone è ormai una tradizione, direi surreale ed etereo ma niente affatto triste. Questo è un erotismo cardiaco quanto quello tropicalista, magari fondato più sulla meditazione che sulla danza ma altrettanto energico, sensato, radicato. Non è un’illusione quella per cui possiamo immaginare uno spirito vitale fondato sulla spiritualità sensuale, sulla meditazione pratica.

Trent’anni fa una ipotesi come quella di Arvo Part sarebbe stata in odore di reazione, di vile resa alle insulse commozioni borghesi e di abrogazione del sacro fuoco rivoluzionario. Non soltanto nella sua Estonia sono passati settant’anni da allora; qualcosa accadde, nel 1976, che conteneva ogni germe della nostra vita futura, del suono che sta prendendo ancora forma davanti a tutti noi.

La grande qualità della musica di Part, perfino in questa semplicissima composizione che è il suo giro di boa, è totalmente apparente, non sfugge nemmeno al più distratto dei suoi ascoltatori. Questa musica funziona, come sarebbe bene funzionasse ogni composizione utile all’evoluzione umana, direttamente e senza spiegazioni. Qualcosa dentro di noi, che sopravvive indifferente alle strutture ideologiche più folli, risponde come Alina, con la più trasparente innocenza.

Intanto, molti ascoltatori di Part hanno composto, organizzato e diretto questo suono che è il vero sfondo della nostra esistenza futura, che ne siamo consapevoli o meno. Se la discrezione del maestro di cappella è l’immagine più chiara che ci arriva, è altrettanto vero che c’è una potenza risoluta, in queste costruzioni, che muta tutto ciò che tocca in sentimento umano. La sospensione del magniloquente suono contemporaneo che qui si realizza, nella sua semplicità salverà la musica.

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L’evoluzione del mondo si è svolta da un ambiente relativamente silenzioso a quello estremamente rumoroso che conosciamo ora. L’orecchio umano è portato a chiudersi, psichicamente, e ad escludere i suoni che lo turbano. Compito noto dei sistemi acustici oggi è soprattutto l’isolamento, dall’esterno verso l’interno, da un interno all’altro. Un musicista non si può permettere rumori troppo forti, ma nemmeno il suo pubblico. Un progettista di sale da controllo, nella produzione musicale attuale, deve badare all’isolamento quanto al corretto dimensionamento, in senso musicale, degli interni, impiegando spesso grande parte degli sforzi per il primo a penalizzare il secondo.

Compensare gli errori architettonici, ai fini di una taratura sonora sufficiente, è un processo spesso molto più costoso di una architettura intelligente. In ciascuno degli ambienti sonori che ci troviamo ad abitare esistono difetti che occorre compensare, alla ricerca di un ambiente sano. Nel quinto libro, parte dei dieci componenti “de architectura”, Vitruvio introduce la nozione dell’uso di “vasi risonanti” per migliorare la qualità del suono nei teatri. Questi vasi, che devono essere integrati nella struttura dell’edificio, sono vere e proprie casse di risonanza,  ben tarati saranno in grado di rendere il suono più pieno e potente.

Nella moschea di Shah Abbas ad Isfahan sono stati usati questi vasi, così come nella piccola cappella del XV secolo a Pleterje, in Slovenia tra Lubiana e Zagabria, dove sono stati impiegati ad assorbire una banda di frequenza, tra gli 80 e i 250 hertz, ad evitare un tempo di riverberazione che sarebbe stato troppo lungo. Il controllo della durata del tempo di riverberazione è infatti una delle priorità nella progettazione di un edificio acusticamente rilevante. La durata di un riverbero toglie chiarezza e definizione agli eventi e, quando non è intesa come un effetto musicale, porta confusione e disordine.

Se fissiamo a 2,30 secondi il tempo di riverberazione ideale di una sala vuota, scopriamo che è questo il valore che la Gewandhaus di Lipsia aveva, prima di essere rasa al suolo nel bombardamento del 44. W.C. Sabine, di fronte all’esigenza di una sala del 70% più grande rispetto a Lipsia, riuscì a mantenere lo stesso tempo anche nel suo progetto della Symphony Hall di Boston, probabilmente la miglior sala del Nord America, inaugurata nel 1900. Una esperienza determinante e molto semplice per lo sviluppo di una maggiore attenzione acustica è proprio la percezione del tempo di riverbero durante l’ascolto.

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The evolution of the world has been carried out from a relatively silent atmosphere to that one extremely noisy that we know today. The human ear is carried to close themselves, psychically, and to exclude the sounds that they upset it. Main task of the acoustic systems today is above all the isolation, from the outside towards the inside, an inside to the other. A musician cannot herself be allowed too much strong noises, but not even its public. A planner of control systems, in the actual musical production, must attend to isolation as far as the corrected dimensioning, in musical sense, of spaces, often employing a big part of the efforts for the first one to penalize the second.

To compensate the architectonic errors, to the ends of sufficient a sonorous calibration, is a process often much more expensive than one intelligent architecture. In each and every sonorous atmosphere that we find ourselves to live are defects necessary to compensate, in the search of a healthy environment. In the fifth book, part of the ten parts of “de architectura”, Vitruvio introduces the notion of the use of “resonant vases” in order to improve the quality of the sound in the theatres. These vessels, they must be integrated in the structure of the building, are true and tested cases of resonance, if well tuned they will be in a position to rendering a fuller and powerful sound.

In the mosque of Shah Abbas in Isfahan they have been used, likewise in the XV century small chapel in Pleterje, Slovenia between Ljubljiana and Zagreb, where they have been employed to absorb a frequency band, between 80 and 250 Hertz, to avoid a time of riverberazione that would have been way too long. The control of the duration of the time of reverberation is in fact one of the priorities in the planning of an acoustically important building. The duration of reverberation removes clarity and definition to the events and, when it is not understand as a musical effect, cause confusion and disorder.

If we assess in 2,30 second the time of ideal reverberation of an empty room, we discover that the value is that the Gewandhaus di Lipsia had, before being razed to the ground in the strafing of the 1944. W.C. Sabine, in front of the requirement of an auditorium larger a 70% more than Lipsia, succeeded in maintaining the same time also in its plan for the Symphony Hall di Boston, probably the best concert hall in north America, open in 1900. A determining experience and a much simple one for the development of a greater acoustic attention are just the perception of the time of reverberation during listening.