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Nella curiosa dimensione in cui si viene a trovare la produzione finalizzata ai clubs e negli archivi dei DJ professionali sono racchiusi tesori di rara portata. Timbri e ritmi alieni dal consumo mainstream dei pendolari assonnati emergono da questa benedetta serie edita da Virgin a suo tempo, a cura del sempre prodigo David Toop.

Il dub profondo, improponibile ai più, così come le elucubrazioni a traccia multipla, sfuggenti alle logiche di intrattenimento domestico semplice trovano in queste rare assemblee celebrazione appropriata. Così come gli epigoni del techno ethnic, del jazz ambientale, gli esperimenti orientali più marginali, in una festa della possibilità mancata che avrebbe potuto essere.

L’estinzione di molte di queste possibilità ci rende nostalgici e riflessivi, a rimembrare una ricchezza espressiva che renderebbe meno difettose le nostre quotidiane passeggiate sonore. Il gusto particolare che queste novelle contengono somiglia tanto alla panculturalità, al cosmopolitismo, e prendono ogni distanza dalle false identità ideologiche di cui si fa qualche volta vanto.

Non è solo di composizione pura e semplice che si tratta qui, naturalmente, ma di ambientazioni, climi e temperature, di modi interi di concepire il movimento ed il respiro stesso. In una ricchezza cromatica e quasi olfattiva che riesce a rendere perfettamente il senso del futuro, di una speranza al di fuori delle manovre finanziarie truccate.

Parte del gioco che possiamo cominciare a fare sta nell’accettare ogni suono come parte del nostro ambiente, della nostra vita, piegandolo alla nostra disposizione del momento oppure, semplicemente, lasciandolo scorrere. Lo chiamo gioco perché forse possiamo permetterci, qualche volta, di smettere di affermare le nostre abitudini personali e passare invece ad accettare il nostro ambiente come se fosse quello che è: nostro.

Possiamo immaginare la nostra casa, o forse solo una stanza, o un angolo di essa, come uno spazio di decompressione, non solo di rilassamento ma di abbandono vero e proprio: possiamo costruire un luogo immaginario ma niente affatto straniante, un luogo molto insolito ma non per questo inquietante, un ambiente artificiale che potrebbe produrre una sensazione ed un sentimento molto naturali. Un luogo silenzioso.

Questa è la prima condizione necessaria per raggiungere una nuova capacità di ascolto, per affinare i mezzi dell’attenzione, infine per avvertire la nostalgia di un luogo che conosciamo, ma che non sappiamo raggiungere da soli. La semplice permanenza in un luogo silenzioso è sufficiente perché alcune delle nostre domande cambino, perché molte delle nostre aspettative cessino. Desideriamo un posto nuovo in cui sperimentare liberamente l’utilizzo di una consapevolezza sonora nuova e progressiva.

the sound beyond the wall, unheard

Non temono mica nulla, questi giovanotti allevati nella competenza etimologica. Forti di una disposizione pionieristica inossidabile, oltre che di resistenza agli agenti atmosferici, strusciano corde antiche nella ferma convinzione del giusto. Esse, tali corde, risuonano con vigore di frontiera, al riparo da ogni catastrofe. Miracolosamente riceviamo, ed indichiamo.

Si ha un bel dire che il medio teenager occidentale moderno non ha modo di venire a contatto con un qualche Ryland Cooder, John Fahey o Garth Hudson: qui la versione è ben differente. Charlie Mingus è considerato uno zio disponibile e praticabile, il plateau familiare comprende Robert Altman, ruvidezze incluse, oltre che le melliflue steel guitars dei Primitivi.

Insomma la nostra speranza trova sempre conforto in questa incomprensibile terra di nessuno che sono le pianure canadesi, molto più che nelle pubbliche piazze di continenti troppo vecchi per essere indicati sulle mappe. Si tratta di qualità dell’acqua, certo, o forse di un disincanto che consideriamo intransigibile, di una coscienza che deriva dall’isolamento.

Se avete più di dodici anni, ma meno di sedici, potete ancora considerare questo lavoro come esempio primario, senza intattenervi più con i risorgimenti e gli amori di patria. Prima di alterare le vostre coscienze procurando danno agli organi interni, considerate questa opzione: L’ascolto accurato ed intenso di una musica equa può produrre una grande sanità mentale.