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Quel gran genio di Ivo Russell-Watts per conto mio dovrebbe controllare la Universal, capace com’è di intuire le potenzialità ricreative ma anche commerciali di una formidabile canzone accidentalmente dimenticata. Potrebbe forse convincerci tutti che in queste distese di immondizia sono nascoste pietre dure di bellezza inestimabile.

Però si limita a farlo dalla sua nicchia speciale, che negli anni ottanta si chiamava This Mortal Coil, e magari 4AD, ed alla fine del millennio riappare in questa singolare forma, destinata alla consunzione per mancata attenzione. Noialtri esploratori delle illimitate scaffalature dei materiali umani scorrettamente scancellati siamo qui per sottoporvele, di nuovo.

La marinatura è stata compiuta nel miele di salvia, su qualche pietrosa isoletta battuta dal vento, sulla quale le temperature incoraggiano un prolungato soggiorno domestico, privo di connessione satellitare, fattoidi e manipolazioni squilibrate. Questa isola, sulla quale passiamo ormai la quasi totalità del nostro tempo, è alla vostra portata, valorosi navigatori.

Adoperate questo memento per curare le vostre ansie nostalgiche, che per quanto consolate da ottimo cibo e vino, non si riesce a sopire. Immergetevi in questo suono imperturbabile, alieno dalle miserie smaccatamente pseudo pop, dalle demografie che ci condannano, dalle ipotesi progressive false e vergognose. Abbandonatevi a questa gioia serena, e ricordatevi chi siete.

L’attitudine mistica impone una apertura che solo un linguaggio astratto dal corso della storia e dal mondo rende possibile. La stupefacente poesia islamica medievale, tratto favorito da filosofi e matematici, ha reso possibile che intuizioni profonde ed utilissime attraversassero i secoli, leggibili e comprensibili per chi sappia leggere.

L’opportunità che Nusrat Fateh Ali Khan ci ha dato, attraversando lo spazio che noi abitiamo, offrendoci una meditazione cantata che possa avere luogo davanti ai nostri stessi occhi, e orecchie, non ha precedenti nell’età moderna, in occidente. Non certo per il pubblico ampissimo aperto ora al suono del mondo, incantato e svuotato dalla presenza di una azione mistica familiare.

I temi melodici, preparati lentamente da una improvvisazione di gruppo, non sono nel canto qawwali affermazioni esplicite, ma procure estatiche piuttosto, evoluzioni alla ricerca dell’espressione massima, estrema, un offertorio sacrificale per chi ha orecchie utili ad intendere. Per tutti noialtri è la rappresentazione di uno stato della natura e della cultura umana inarrivabile.

Ascoltare Ustad Nusrat Fateh Ali Khan in persona è stato un onore che ci ha permesso di intuire la grandezza di un popolo fra i più malintesi e maltrattati del mondo. Nessun musicista che lo abbia incontrato è rimasto insensibile, Peter Gabriel, Eddie Vedder, Bruce Springsteen (con cui Asif Ali Khan ha cantato in luogo del defunto maestro in “worlds apart”) vanno ascoltati anche nella luce di questa esperienza.

La musica per il cinema si svolge in una dimensione sognante per definizione, pure se il film sognante non è, pure se viene composta in qualche modo prima del montaggio. Lo è in modo speciale se il regista è un folle ammiratore del compositore, come è il caso di tanti film di Sergio Leone ed Ennio Morricone, Federico Fellini e Nino Rota, oppure Walter Hill e Ry Cooder.

Questo è (molto evidentemente) un caso del genere. Montare un racconto adoperando un ritmo musicale amatissimo rende le cose astratte e molto praticabili insieme, e contribuisce a rendere terrestre un film molto astratto, o viceversa. Inoltre la dimensione rarefatta del racconto visivo (così come musicale) è esempio di perfetta sincronizzazione.

La qualità principale di questa musica non è cinematica, non suggerisce azione e trama, quanto piuttosto sospensione e atmosfera. La scrittura non narrativa di cui il cinema avrebbe molto bisogno, insieme a suggestioni luministiche ed enigmi codificati, trova sostegno e conforto in codeste forme compositive, come il dry vermouth nel gin.

Maestri sono questi due marginali lontanissimi da qualunque star system, e possono godersi un lento fluire mentre si svolge nelle loro mani. Molto grato è il fortunato regista che trova inspirazione anzichè complicazioni. Questa comunanza d’intenti, che ha dato luogo a lavori cinematografici in cui gli elementi sono inscindibili, è forse la condizione necessaria per la nostra commozione.