Archivi Categorie: epistemologia

Eccoci infine di fronte al nuovo Dylan, al nuovo Springsteen, al nuovo modo di rappresentare l’ansia del viaggio, della fuga, del pentimento e della redenzione che questi poveri ragazzi americani non smettono mai di perseguire, con costanza e perfezione.

Eddie Vedder è il tipo giusto per dare suono alla meravigliosa storia di Chris McCandless, così come narrata prima da Jon Krakauer e poi da Sean Penn in un film che resterà nel nostro cuore molto a lungo.

La chitarra è asciutta e ferma, a sostenere la voce di un uomo che incarna ogni senso dell’epica trascritta, attraverso un’immaginazione ferma e responsabile, in immagini che si insinuano nel nostro cosciente, come in una memoria personale.

La noia dell’ottimismo a tutti i costi ha segnato la mia vita, deformandola in una sorta di alienazione che, per quanto gioiosa e goduta, mi rende difficle partecipare al moto delle cose in atto nel mondo politico, ma anche ideologico e letterale, senza una sorta di pesante fastidio.

Perciò il giovane McCandless che, pur per nulla reietto o stomacato, si allontana sulla via del mondo selvaggio e naturale che lo porta, incrementalmente, ad entrare in una dimensione speciale, mi stimola e mi incoraggia. Così Vedder, l’atletico sostenitore del mito rock americano, mi intriga e mi stupisce, familiare bardo di una gioventù perduta.

Il World Soundscape Project, pretesto e contesto in cui questo libro si è sviluppato, fu di gran lunga la prima impresa di raccolta di un catalogo sonoro, non soltanto musicale quindi, affrontata con un serio intento di comprensione. Il progetto consisteva di una ripresa organica, a seguire una convenzione tecnica e auditiva quindi, di paesaggi sonori autentici e non artefatti in un area la più ampia possibile. 

La storia e la teoria del paesaggio visivo erano certamente ben note molto prima che si potesse immaginare un paesaggio sonoro in qualche modo cristallizzato. Vennero quindi, prima di immaginarne altre, adoperate alcune consuetudini mutuate dal processo visivo. 

Dall’esperienza di attenzione e ascolto molte nuove prospettive emersero. Un paesaggio sonoro è, come in pittura, definito quando manca un oggetto centrale stabile a definire l’immagine. Il soggetto infatti, insieme ad altri dispositivi di controllo dell’attenzione dell’osservatore, si prende normalmente l’intera attenzione cosciente. Quando questo soggetto viene scancellato una nuova immagine ci si presenta: lo sfondo, indefinitamente complesso e sfuggente e transitorio, diviene esso stesso soggetto, un soggetto molto nuovo e stimolante in effetti.

La consapevolezza del paesaggio sonoro come oggetto di interesse documentario è legata naturalmente alle tecnologie di ripresa portatili e leggere, ma la nozione per così dire antropologica di un contesto sonoro, legato al momento preciso della ripresa e destinato ad esistere nel tempo solo nei documenti, emerse qui. La nuova coscienza, rinforzata dagli ascolti ripetuti fuori dal contesto originale, diede luogo ben presto alle conseguenze musicali che qui abbiamo sempre esaminato.